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AIPRI, Scampa: Chernobyl non è Hiroshima, abitabile per "scelta politica"

Beppe Grillo è stato condannato per diffamazione per aver attaccato in un comizio il professor Franco Battaglia, il quale nel 2011 ad Annozero sostenne che "hanno fatto malissimo" a non ripopolare Chernobyl visto che Hiroshima e Nagasaki prosperano felicemente nonostante la bomba atomica. Esiste quindi una radioattività più benefica di un'altra? Abbiamo rigirato la domanda al professor Paolo Scampa, presidente dell'AIPRI, che da anni divulga i pericoli mortali del progressivo avvelenamento radioattivo del pianeta dal progetto Manhattan ad oggi.

E' notizia di oggi che dopo l'alluvione che ha flagellato il nordest del Giappone, oltre a contare i morti e i dispersi (sono per ora 7 le vittime accertate), si contano anche i sacchi riempiti di detriti radioattivi persi un un fiume. I sacchi, come se fossero state macerie normali, erano stati lasciati vicino ad un fiume nei pressi del villaggio di Iitate (prefettura di Fukushima). Il fiume ha straripato e 293 sacchi sono finiti nell'acqua (solo 171, racconta la stampa giapponese, sono stati recuperati). Insomma per dirla con i luoghi comuni, oltre a piovere sul bagnato, ecco che tutta l'acqua finisce in mare. Il problema è che la prefettura di Fukushima non è un luogo comune (anche se in tanti si sforzano di farlo sembrare tale) e che l'acqua filtra costantemente nei reattori in meltdown. Questa tragedia planetaria continua quindi ad avvelenare il pianeta senza che i suoi abitanti ci facciano tanto caso, persi nel qualunquismo globalizzato e nel tittytainment che ormai rende simile l'uomo interconnesso ad un fumatore d'oppio di fine '800. E così le cose di cui si aveva terrore, solamente a nominarle, giusto qualche anno fa, diventano momenti di vita quotidiana, accettate perché "inevitabili".

Continuando di questo passo, quando l'italiano medio sognerà di "dormire con le scorie nucleari in camera da letto" come Umberto Veronesi ai bei tempi del rigurgito nucleare tricolore? E proprio questi "bei tempi" irrompono nelle cronache di questi giorni ed hanno come protagonista un alfiere della lotta antinuclearista del periodo: Beppe Grillo. Il noto comico di un tempo ed oggi leader politico nazionale è stato infatti condannato per aver diffamato il professor Franco Battaglia (docente di Chimica ambientale del Dipartimento di Ingegneria "Enzo Ferrari" dell'Università di Modena e Reggio). Galeotta (in questo caso parola pregnante, dato che Grillo è stato condannato ad un anno di carcere senza condizionale e la pena non è stata sospesa) fu la trasmissione Annozero di Michele Santoro del 2 giugno del 2011. Una puntata che molti ricordano dato che si era trasmesso un reportage sui bambini di Chernobyl che sollevò delle dichiarazioni del prof. Battaglia che suscitarono molte polemiche in una "rete" che all'epoca si mostrava non solo reattiva ma anche capace di fare pressione sul potere politico (oggi è evidentemente il contrario).

Vale la pena di rivedere quella puntata di Annozero e riascoltare in particolare le parole del prof. Battaglia proprio su un argomento che ciclicamente gira in rete, ovvero la "riabitabilità" delle zone contaminate dalle radiazioni di qualche catastrofe nucleare (bombe o reattori che siano). Soprattutto la domanda retorica che spesso si sente è questa: perché Chernobyl o Fukushima non vengono "ripopolate" dato che Hiroshima e Nagasaki prosperano felicemente in un terreno che ha visto addirittura un bombardamento nucleare? Il prof. Battaglia nella puntata di Annozero sintetizzava bene questa tesi spiegando (dal minuto 4.41 al minuto 5.51): "Infine un'ultima cosa, quando si dice ma, chissà, forse non si potrà costruire a Pripyat (la cittadina a circa 3 Km da Chernobyl, ndr), vicino Chernobyl, non sono andati ad abitare, hanno fatto malissimo, non c'era nessuna ragione di rendere inabitabile quella zona, ricordo che Hiroshima e Nagasaki sono cresciute in area dove sono esplose due bombe atomiche, quindi dire che non è abitabile Chernobyl perché è successo quell'incidente, è in contraddizione con il fatto che obbiettivamente che Hiroshima e Nagasaki, sono cresciute (... Santoro interrompe con una precisazione sui bambini di Chernobyl)".

Perché quindi ad Hiroshima e Nagasaki oggi si vive mentre a Fukushima e Chernobyl no? Esiste una radioattività più benefica di un'altra? Abbiamo rigirato la domanda al professor Paolo Scampa, presidente dell'AIPRI (Associazione Internazionale per la Protezione contro le Radiazioni Ionizzanti) che da anni divulga in tutto il mondo, in modo semplice e chiaro anche per i profani, i pericoli mortali del progressivo avvelenamento radioattivo del pianeta dal progetto Manhattan ad oggi.

Professor Scampa, perché si può vivere a Hiroshima e Nagasaki mentre a Chernobyl e Fukushima no?

"Sono cose risapute da chi gestisce gli ordigni atomici e ne conosce la massa. Nessuno sgancia una bomba atomica senza prima definire a che altezza farla scoppiare. Tradotto in lingua comune questo significa che bisogna predeterminare 'politicamente' l'entità del danno radiologico locale ricercato che sarà o momentaneo o eterno... a seconda dei desideri... Tutti sanno che uranio e plutonio sono non soltanto degli esplosivi (che tra l'altro consumano solo il 10% della loro massa sparpagliandone nell'aria il ben 90% tale quale) ma sono soprattutto, come i loro prodotti di fissione e di attivazione, anche dei violentissimi e pazientissimi veleni longevi se incorporati".

Quindi Hiroshima e Nagasaki sono ancora "abitabili" per via di una scelta politica...

"Tutti gli Stati maggiori sanno che un ordigno atomico è anche di per sé fatalmente una bomba sporca in grado di sporcare più o meno intensamente i suoli e pertanto di contaminare per via interna gli esseri viventi che mangiano e respirano sul posto a seconda dell'altezza alla quale la si fa scoppiare".

Ci può fare un esempio "pratico"?

"Mettendosi nei panni di chi fa questa scelta atomica e scegliendo a caso Modena ed Ascoli Piceno come immaginari bersagli strategici, prima di lanciare delle bombe atomiche si deve decidere se accontentarsi di demolire le città ed uccidere in un lampo i loro abitanti facendo detonare l'ordigno ad una altezza superiore al raggio della sua palla di fuoco in modo tale che NON vi siano ricadute locali di particelle radioattive ma 'soltanto' ricadute radioattive 'mondiali', oppure se oltre a distruggere Modena ed Ascoli Piceno a massacrare tutti i loro abitanti si vuole anche 'politicamente' impedirne la futura ricostruzione facendo esplodere l'ordigno a terra in modo da trasformare i luoghi in 'eterna' zona proibita inabitabile ed incoltivabile per via del fatto dal 10 al 30% dei persistenti residui radioattivi riposeranno in loco con una tale esplosione al suolo".

Quindi le due città giapponesi teatro delle prime esplosioni atomiche della storia sarebbero potute essere delle Chernobyl o Fukushima, quindi assolutamente inabitabili?

"A Hiroshima e Nagasaki è stata scelta l'opzione 1, anche in previsione dello sbarco delle proprie truppe, riservando l'intero fallout all'intera umanità, motivo per il quale le due città hanno potuto essere ricostruite in quanto indenni da contaminazione radioattiva, salvo per i pochi ma aggressivi prodotti di attivazione al punto zero generati dai neutroni che si sono conficcati nel suolo. Se avessero optato per detonare gli ordigni a terra, Hiroshima e Nagasaki sarebbero due altre invivibili Chernobyl o Fukushima. - e aggiunge - Per la AIEA stessa s'intende che di certo non trasloca né a Chernobyl, né a Fukushima, né in nessun luogo dove sono state eseguite delle prove atomiche con scoppio al suolo".

Professor Scampa che cosa pensa quindi l'AIPRI riguardo i paragoni di abitabilità tra città vittime, loro malgrado e in modo diverso, di catastrofi nucleari?

"Invitiamo cordialmente i negazionisti atomici che confrontano Chernobyl a Hiroshima invece di confrontarlo con Mururoa, le Isole Marshall, Lop Nor, Semipalatinsk, Maralinga, ecc, di passare dalla parola ai fatti andando a vivere proprio in quelle zone proibite lì per dimostrare sulla loro pelle e sulla loro genetica che la AIEA, i fisici e gli Stati maggiori sbagliano da sempre nel tenere ben presente le letali ricadute atomiche".

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