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Neve chimica su Torino Brescia e Verona. E' solo un "fallout chimico"

Le nevicate leggere su Torino, nel bresciano e nel veronese sarebbero un evento chimico-meteorologico raro quanto inquietante. La "neve chimica" è infatti un fenomeno dove "il solfuro di rame, l'ossido di rame, gli ioduri di mercurio, di piombo o di cadmio e i silicati" hanno una struttura simile "a quella dei cristalli di ghiaccio esagonali e quindi funzionano bene da inneschi dei fiocchi di neve", spiega il ricercatore del Cnr Vincenzo Levizzani.

Il 16 gennaio 2012 nelle città di Torino, Brescia e Verona e pare in altre zone della Lombardia si è verificato un fenomeno molto strano: senza nubi, ma in presenza di sola nebbia, è nevicato. Mentre i più ingenui si sono fatti ingannare da questa "nevicata leggera", altri hanno subito pensato al fenomeno della cosiddetta "neve chimica", una sorta di "neve artificiale" spontanea (in quanto non viene "cannoneggiata" da nessuno) che in Italia si è già vista in passato, soprattutto nella Pianura padana. Il fenomeno è in un certo senso semplice quanto inquietante. Le sostanze inquinanti presenti ormai in aerosol nell'aria, a bassa quota, quando si verificano specifiche condizioni metereologiche, in presenza di nebbia e temperature molto basse, diventano una sorta di ruolo "innescante" per la produzione di neve. Un po' come l'esperimento che si fa da bambini quando si immerge un granello di sale in una soluzione satura (di sale). Ovviamente questa neve non è "vera neve". Spiega Wikipedia: "in meteorologia per neve chimica si intende un particolare fenomeno atmosferico, legato alla presenza di particelle inquinanti nell'atmosfera, che, nella stagione invernale in concomitanza a temperature al di sotto dello zero, fungono da germi cristallini provocando la formazione e la caduta al suolo di neve sotto forma di vere e proprie nevicate senza alcun apporto diretto da eventuali presenze di nubi o sistemi ciclonici perturbati". Di questo strano fenomeno, che ricorda senz'altro atmosfere di Blade Runner e del dimenticato The Day After (ma quella neve, per chi si ricorda il film, era radioattiva) l'enciclopedia libera ricorda che "La prima notizia ufficiale della comparsa di tale fenomeno fu una nevicata con cielo sereno e nebbione verificatasi nel periodo natalizio del 1984, a Segrate (Milano) e un altro caso segnalato a Paderno Dugnano sempre nel periodo natalizio del dicembre 2008 in una zona semi-industriale con cielo sereno e nebbione lasciano al suolo 2 cm di neve freschissima con temperatura di -4 gradi centigradi il tutto in un solo km" (http://is.gd/Zeapo1). La neve chimica si potrebbe definire quindi, in un certo senso, una sorta di "fallout chimico", ma molto più romantico, delle sostanze inquinanti che sono "normalmente" presenti nell'aria. Anche l'Arpa e il Cnr confermano l'ipotesi di "neve chimica" per le strane nevicate. Spiega Vincenzo Levizzani, dell'Istituto per le scienze atmosferiche e del clima del Cnr a Repubblica.it "La condensazione del vapore in atmosfera non si forma mai naturalmente serve un substrato che permetta di enucleare i cristalli di ghiaccio e di farli precipitare. Per catalizzare questo fenomeno non basterebbero sostanze qualsiasi, ma quelle presenti nelle aree inquinate di una grande metropoli come il solfuro di rame, l'ossido di rame, gli ioduri di mercurio, di piombo o di cadmio e i silicati hanno quest'effetto. Queste particelle - prosegue - hanno una struttura simile a quella dei cristalli di ghiaccio esagonali e quindi funzionano bene da inneschi dei fiocchi di neve" (http://is.gd/eoiRqv).

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