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Tessuto autopulente: i jeans alle nanoparticelle si lavano da soli

I tessuti non si laveranno più, saranno "autopulenti". Questa la novità delle università cinesi che hanno escogitato un "rivestimento" delle fibre con nanoparticelle di biossido di titanio. Per pulire i jeans basterà forse "stenderlo" al Sole e la macchia svanirà. Ma sulle nanoparticelle occore prudenza.

Gli stranieri che vengono in Italia sono da sempre colpiti dall'attenzione che i "nativi" del Bel Paese hanno per il vestire "alla moda". Chi gira con qualche capo un po' liso, o con i jeans di qualche anno fa ma che (soggettivamente) "vanno ancora bene", viene addirittura emarginato dalle comitive (e qualche volta dalle famiglie) perché nell'Italia dove l'apparenza è tutto, il vestito non solo "fa il monaco" ma definisce anche tutta la sua genia. Guai poi ad uscire con una maglietta nera che non sia più "nera nera" o con un bianco che non sia immacolato. E' probabile quindi che, quando i nuovi tessuti "autopulenti" usciranno sul mercato, l'italiano, anche se indebitato fino al collo, sarà il primo a buttare tutto il suo guardaroba al macero. In nome del progresso, naturalmente. Dopo la ricerca italiana che promette fili di cotone che possono diventare dei veri e propri transistor e quindi dei computer indossabili (leggi: "Tessuti intelligenti: transistor da fili di cotone, iPad di jeans?" http://is.gd/LuEG2w) ecco arrivare dalla Cina (sempre più vicina) il tessuto alle nanoparticelle. La particolarità di questo filato è infatti l'autopulizia delle fibre grazie a determinate frequenze della luce che interagiscono con le nanoparticelle contenute in esse. Pare che i "nuovi" vestiti verranno puliti anche del nostro (gratuito, per ora) Sole. Una delle ricerche che ha portato al "tessuto autopulente" è di Mingce lungo e Deyong Wu che in Cina all'Università di Shanghai Jiao Tong e Hubei University for Nationalities hanno usato nanoparticelle di biossido di titanio. La stessa "metodologia" alle nanoparticelle ha trovato già impego commerciale nei calzini che non "puzzano", nelle piastrelle e finestre "autopulenti" e in molti altri prodotti, compresi alcuni detersivi e deodoranti. I ricercatori cinesi assicurano che i tessuti "autopulenti", una volta lavati, rimarrano assolutamente integri nel loro rivestimento alle nanoparticelle. La loro ricerca è stata pubblicata su Applied Materials and Interfaces. Grande entusiasmo quindi per queste tecnologie che sfruttano le proprietà dei materiali che, ridotti alla dimensione "nano", rivelano delle proprietà quasi "magiche". Ma occorre molta prudenza, dato che ancora gli studi sulla ripercussione delle nanoparticelle nell'ecosistema e sulla loro "biocompatibilità" sono pochi e non "a lungo termine". Si pensi che negli anni '50 lo stesso entusiasmo era accordato ai "calzini di amianto" che si "autopulivano" semplicemente "buttandoli nel fuoco".

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