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Tessuti intelligenti: transistor da fili di cotone, iPad di jeans?

Le wearable technologies, ovvero le tecnologie da indossare fanno un passo avanti grazie alla ricerca italiana. Basta con i fili di rame nascosti dentro il tessuto, ora sarà il cotone ad essere "conduttivo" ed esso stesso "transistor". Se qualcuno sogna un iPad di jeans, altri incominciano a conservarsi i vestiti "tradizionali".

Il futuro dei computer sarà indossabile e forse, una buona parte delle fabbriche di computer dell'avvenire, ormai popolate solamente da robot (leggi ad esempio "Robot: Foxconn ne assume un milione. Fine dell'iPhone 'fatto a mano'" http://is.gd/ZoRDty), assomiglieranno più ad aziende di tessuti che a quelle di automobili. Immensi telai forse fileranno il cotone "ricoperto" di nanoparticelle d'oro insieme a polimeri conduttori e semiconduttori, intrecciati in modo da formare transistor e trasduttori vari. Le taglie dei vestiti del futuro avranno non solo i numeri che ci fanno pensare alla bilancia (anche questa rigorosamente elettronica) ma anche quelli che indicheranno la capacità di memoria, velocità di calcolo, potenzialità wireless, interazione con le periferiche (che saranno magari cappotti, calzini e mutande). E se queste "filature digitali" tra qualche tempo saranno realtà, il merito senz'altro verrà riconosciuto anche all'impegno dei ricercatori italiani che hanno reso possibile questo avanzamento delle "wearable technologies", ovvero le "tecnologie indossabili". Uno studio effettuato dal Centro S3 dell'Istituto di nanoscienze del Cnr di Modena, dall'Università di Bologna e dall'Università di Cagliari, vede infatti l'ingegnerizzazione di "normali fili di cotone naturali" trasformati in veri e propri transistor. Lo studio è stato pubblicato sulla presigiosa rivista "Organic Electronics" ed è firmato da Giorgio Mattana, Piero Cosseddu, Beatrice Fraboni, George G. Malliaras, Juan P. Hinestroza e Annalisa Bonfiglio. Come si nota da alcuni cognomi, la componente "sarda" del gruppo è una quota importante. Si legge infatti dal sito dell'Universitò di Cagliari: "In questo studio internazionale finanziato dal Cnr, la rilevanza del contributo dell'Università di Cagliari è decisamente forte" (http://is.gd/2lElWu). Le parole sono della prof.ssa Annalisa Bonfiglio (del Dipartimento di ingegneria elettrica e elettronica dell'ateneo cagliaritano) che spiega in parole semplici questa conquista delle wearable technologies: "Anziché con fili o nanoparticelle di metallo, per la prima volta le ricerche hanno portato all'accoppiamento delle fibre di cotone con un polimero conduttivo, senza peraltro modificare la morbidezza del tessuto". Le ricadute che avrà questa tecnica (un brevetto è in fase di deposito) miglioreranno da subito quei "vestiti tecnologici" che ora sono abbastanza "scomodi" e che si utilizzano a livello sperimentale per monitorare il battito cardiaco o altri parametri del corpo umano. Ma solo la fantasia può mettere un freno all'applicazione di questi fili di cotone "ingegnerizzati", sia nel campo "medico" che in quello "ludico" (settore delle "wearable technologies" molto promettente). Un futuro "meraviglioso", estremamente "elettrizzante" visto che questi fili di contone, come specifica Beatrice Fraboni (Università di Bologna) dalle pagine del CNR (http://is.gd/pnNomi) sono "rivestiti" di "un finissimo strato di nanoparticelle d'oro e di polimeri conduttivi e semiconduttivi". "Questo insieme di strati di materiali differenti costituisce la struttura del transistor, che permette di regolare il flusso della corrente tra due elettrodi attraverso una tensione applicata ad un terzo elettrodo. I transistor si presentano come semplici fili di cotone e possono essere collegati tra loro o ad altre componenti in cotone, tramite semplici nodi o i processi di tessitura normalmente utilizzati per il cotone", continua Beatrice Fraboni. Queste parole non possono che far sognare ad occhi aperti i "tech addicts" più alfabetizzati, che immaginano già un iPad "cucito" sui jeans. Il denim potrebbe diventare "tattile", e perfetto per essere "sfiorato" come un tablet, mentre lo schermo potrebbe essere inserito nelle maniche del maglione (con i fili di cotone grossi grossi) con le "nuove" tecnologie OLED "flessibili" (vedi il video http://is.gd/LBTFDf). Ma non mancano i pericoli "connessi" (in tutti i sensi), sempre in agguato, soprattutto quando non se ne parla mai. Questa tecnologia "tessile" che rende "conduttivi" i fili di cotone e li trasforma in transistor, potrebbe essere accoppiata "felicemente" ai "mu chip" (o similari RFID) tanto piccoli da essere trasportati dalle mandibole delle formiche (http://is.gd/KUa9qU). Quindi non è fantascienza pensare che un unico filo di cotone "visibile" (che ricordiamo è composto da altri fili più piccoli e intrecciati) potrebbe tranquillamente rappresentare una "LAN" di migliaia (se non milioni) di microscopici computer che, in modalità wireless, comunicano ad altri fili e ad altri computer. Che cosa comunicano? Il governo, più che mai "tecnico" (e tecnologico) lo saprà. E la "cloud" sarà dentro le nostre tasche. E non è un aforismo zen.

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