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Morto Lino Toffolo: "testimone di una venezianità che non c'è più"

Lino Toffolo si spegne a 81 anni a Venezia e il mondo dello spettacolo perde un pezzo importante della sua scena. Arrivato da una gavetta "ai limiti della precarietà", Toffolo si fa strada grazie "a tanta fortuna" come umilmente diceva lui, nel mondo della musica, del teatro, del cinema, della tv mettendo "a nudo vizi e virtù della Serenissima, sempre con garbo e senza scadere nella volgarità" come ricorda il veneziano Davide Zoggia.

Lino Toffolo è morto a 81 anni in ospedale a Venezia per la frattura di un polso, l'artista non ha retto ad un nuovo ricovero dopo aver subito altre due operazioni negli ultimi mesi per problemi al cuore. Se qualcuno non ricorda la sua faccia, cosa difficilissima, basta canticchiare una strofa: "Chi ha rubato la marmellata?", per avere come risposta naturale "chi lo sà?".

Lino Toffolo, nato a Murano nel 1934, uscito da una gavetta che più gavetta non si può, tanto che lui stesso la descrive come "una precarietà quasi da avanspettacolo", superata, come sempre ricordava grazie ai "perchè non vieni a...?", si definiva ironicamente un "cialtrone, presuntuoso ma fortunatissimo". Toffolo sin da ragazzo è un cantante e un attore nato, fa la sua prima esperienza "professionale" proprio a Venezia nella Compagnia dei Delfini di cui farà parte per cinque anni (dal 1960 al 1965), incominciando a scrivere le prime canzoni in lingua veneta. Fu però nel '63 che debutta al Derby di Milano in buona compagnia, sono suoi colleghi Bruno Lauzi, Enzo Jannacci e dopo qualche tempo anche Cochi e Renato. Celebre fu la sua parodia del veneziano ubriaco e le sue canzoni in veneto che furono poi incise su 45 giri.

La musica regalerà a Lino Toffolo molte soddisfazioni, sia come autore (Enzo Jannacci tradurrà la sua "Gastu mai pensà" in "Hai pensato mai" nel suo album "Vengo anch'io. No, tu no"), sia come interprete. Come dimenticare il grande successo di "Johnny Bassotto" del 1976 (scritta da Bruno Lauzi e Pippo Caruso), per cui Toffolo finirà anche per diventare testimonial della nota marca "Santa Rosa" che trasformò l'incipit della canzone da "chi ha rubato la marmellata?" in "chi ha rubato la confettura?". Tornò poi nell'immaginario collettivo dei bambini a metà degli anni '80 con il 45 giri "E tutti i gatti miao" reduce dal tormentone "Pasta e fagioli".

La sua attività televisiva è varia come quella cinematografica. Sicuramente molti dei lettori con qualche anno in più se lo ricorderanno sostituire Claudio Lippi nel quiz Tuttinfamiglia di Canale 5, e la partecipazione in svariate fiction (tra cui "Dio vede e provvede", 1997 e 1998; "Scusate il disturbo" del 2009 con Lino Banfi). Qualche anno fa Lino Toffolo era spesso ospite di Mara Venier a "La vita in diretta" su Rai 1. Al cinema Lino Toffolo fu scelto negli anni '70 da grandi nomi del cinema come Mario Monicelli ("Brancaleone alle crociate", 1970), Salvatore Samperi (che lo volle in molti film, uno tra tutti "Sturmtruppen", 1976), Pasquale Festa Campanile (un film tra tutti "Il merlo maschio", 1971), Dino Risi ("Telefoni bianchi", 1976), ma anche Gianfranco De Bosio (nel 1971 per "La Betìa ovvero in amore) e Adriano Celentano ("Yuppi du", 1975).

La morte di Lino Toffolo lascia un po' di tristezza nel mondo dello spettacolo orfano di una venezianità d'altri tempi. Un essere veneziano con grande ironia che anche un politico come l'on. Davide Zoggia (ex presidente della Provincia di Venezia) ha sottolineato dichiarando: " Venezia perde un gigante della cultura e dello spettacolo. Lino Toffolo oltre che essere stato uno straordinario attore, e la sua carriera lo dimostra, lavorando al fianco di gente del calibro di Marcello Mastroianni e Vittorio Gassman, ha rappresentato il testimone di una venezianità che non c'è più. Attraverso la sua dirompente comicità, spesso in lingua veneziana, ha messo a nudo vizi e virtù della Serenissima, sempre con garbo e senza scadere nella volgarità".

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