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Hitler, mostra a Berlino: una spiegazione non un'esaltazione

"Non è un'esaltazione ma una spiegazione" si sono affrettati a dichiarare i curatori della mostra "Hitler e i tedeschi-Collettività nazionale e crimine" Hans-Ulrich Thamer, Simone Erpel e Klaus-Juergen Sembach, davanti alle fortissime polemiche scatenate in Germania.

"Non è un'esaltazione ma una spiegazione" si sono affrettati a dichiarare i curatori della mostra "Hitler e i tedeschi-Collettività nazionale e crimine" Hans-Ulrich Thamer, Simone Erpel e Klaus-Juergen Sembach davanti alle fortissime polemiche scatenate in Germania da questa mostra che rimarrà aperta dal 15 ottobre 2010 al 6 febbraio 2011 nel museo di Storia Tedesca a Berlino.
"Quello che vogliamo spiegare non è tanto come la personalità di Hitler abbia potuto corrompere milioni di persone, quanto invece i meccanismi di adesione, di mobilitazione delle masse, ma anche di esclusione, che messi assieme hanno tessuto la relazione fra il Fuhrer e la popolazione", precisa Hans-Ulrich Thamer. Mentre il direttore del museo Hans Ottomeyer ha dichiarato che questa non è una mostra sulla figura di Hitler come persona ma che l'esposizione cerca di rappresentare come la figura di Hitler sia cresciuta nel corso degli anni, e racconta la vita del dittatore attraverso le sue paure e il suo stato emotivo.
L'esposizione mette in mostra centinaia di manifesti di propaganda, di libri, fotografie e altri interessanti reperti sulla nascita e l'affermazione del nazismo, comprese le uniformi del Fuhrer arrivate per l'occasione da Mosca dove sono state custodite fino a oggi. Tutto ciò ancora per spiegare, come sottolinea ancora Hans-Ulrich Thamer, "come mai un uomo insignificante come Adolf Hitler, vissuto nell'anonimato per oltre 30 anni, senza aver compiuto studi particolari, con esperienze politiche particolari, abbia potuto trasformarsi in un messia". Un messia seguito dalla gran parte della popolazione tedesca che ora e non da ora se ne vergogna e teme che esposizioni come questa possano risvegliare l'attenzione degli estremisti di destra nostalgici delle idee di quell'uomo "insignificante" e di quel tempo nefasto.
L'appello è quello di sforzarsi nel leggere questa mostra con senso critico, come un libro di storia per fortuna ingiallito.

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