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Strisce blu: esito ricorso a multa non scontato. Aduc: serve normativa chiara

L'Aduc avvisa i cittadini che l'esito di un eventuale ricorso contro le multe commissionate per un posteggio a pagamento nelle zone delimitate dalle strisce blu scaduto "è davvero tutt'altro che scontato", visto che il parere del Ministero dei Trasporti sulla diatriba non ha "valenza normativa né è vincolante". L'Aduc auspica quindi che venga introdotta una "normativa più chiara, che non abbia bisogno di interpretazioni".

In merito alla diatriba sulle strisce blu, interviene anche l'Aduc. Maurizio Lupi, ministro dei Trasporti, conferma che se il posteggio a pagamento nelle zone delimitate dalle strisce blu è scaduto va versata solo la differenza della tariffa non corrisposta e non va applicata la multa, perché si tratta solo di una "inadempienza contrattuale". Di parere opposto invece, per esempio, l'Anvu (Associazione Polizia Locale d'Italia), che spiega il perché la multa sarebbe lecita citando la disamina giuridica dell'avvocato Luca Montanari. L'Aduc (Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori) intende fare delle precisazioni, sopratutto "per far sì che i cittadini coinvolti siano consapevoli della reale portata di questa novità anche e soprattutto in merito ad eventuali ricorsi contro sanzioni amministrative non 'in linea' con l'interpretazione del Ministero dei trasporti". In una nota, l'Aduc chiarisce prima di tutto che "fin qui si è parlato di pareri ed è bene sapere che essi non hanno valenza normativa né sono vincolanti. - sottolineando - Si tratta di interpretazioni, pur autorevoli, che cozzano tra l'altro con altre interpretazioni, certamente più forti davanti ad un organo giurisprudenziale, ovvero sentenze di Cassazione (n.4847/2008 e n.20308/2011) che si pronunciano su questo stesso argomento".

L'Aduc spiega che "il parere ministeriale, per sua natura, è un documento amministrativo ad uso interno, un chiarimento diretto agli uffici locali (prefetture, comuni), emesso per sciogliere dubbi ed indicare il comportamento da seguire. In questo caso, quindi, ha più valore 'a monte', per evitare che vengano comminate sanzioni, che 'a valle', per ottenere l'annullamento di verbali già emessi. Se poi ci sono anche sentenze di Cassazione di tenore opposto, successive, allora l'esito di un eventuale ricorso è davvero tutt'altro che scontato". Il parere del Ministero dei Trasporti, seppur ribadito in sede di interrogazione parlamentare il 21 marzo 2014, risale infatti al 2010, mentre l'ultima sentenza di Cassazione al 2011. Nonostante questo, però, al parere del Mit non sembra che gli sia stato attribuito abbastanza valore "a monte", visto che da allora le amministrazioni locali hanno continuato ad emettere le multe. L'Aduc sottolinea infatti che "purtroppo la dichiarazione del Ministero dei Trasporti non è la pietra tombale di questa diatriba, è solo un tassello in più, un piccolo passo verso l'auspicata chiarezza. Occorrerebbe, semmai, una nuova normativa più chiara. Una normativa che non abbia bisogno di interpretazioni. - aggiungendo - Che si aspetta a farla? O forse volutamente si preferisce lasciare questa situazione poiché, quei Comuni che continueranno a comminare multe potranno continuare a 'far cassa' e in questo periodo un 'aiutino economico' delle massime istituzioni è sempre gradito: perché chi farà un ricorso davanti ad un giudice di pace per una multa mediamente di 40 euro, visto che per ricorrere dal giudice bisogna pagare un'imposta di 37 euro, scriversi o farsi scrivere il ricorso, portarlo in tribunale o spedirlo con raccomandata (costi e fila alle Poste) e poi perdere una mattinata quando ci sarà l'udienza?".

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