Inoltre da un filone d'indagine spunta che nel 2008 il caseificio Mandara aveva messo in commercio "ciliegine di mozzarella" contenenti frammenti di ceramica.
Arrestato con l'accusa di associazione camorristica Giuseppe Mandara, 56 anni, titolare dell'azienda omonima che produceva la "Mozzarella di Bufala Campana", come riporta anche l'Aduc (Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori). In carcere anche un suo collaboratore mentre restano indagate dalla Procura di Napoli altre due persone, e vengono in tutto sequestrati oltre 100 milioni di euro.
Secondo l'accusa, il caseificio di Mandara, meglio noto come "il re delle mozzarelle" o "l'Armani della mozzarella", sarebbe stata finanziata dal clan La Torre di Mondragone, dei Casalesi, fin dal 1983. Inoltre, Mandara avrebbe cercato di vendere prodotti caseari non Dop ma spacciati come tali, tanto che tra i reati viene contestato anche quello in materia di tutela della salute pubblica.
Nell'ordinanza, infatti, l'ipotesi che il caseificio Mandara avrebbe inviato una fornitura di 180 forme di "provolone del Monaco" destinate a un centro di distribuzione Unicoop di Scandicci, in Toscana.
Mandara inoltre, riferiscono gli inquirenti, risulta "condannato per falsa testimonianza resa proprio per favorire il socio occulto Augusto La Torre, avendogli creato un falso alibi in sede processuale per eludere l'accusa di duplice omicidio".
Ad inquietare in particolare i consumatori la notizia che una partita di "ciliegine di mozzarella" sarebbe stata messa in commercio nonostante contenesse frammenti di ceramica di una macchina impastatrice che si era rotta nel corso della lavorazione.
L'episodio delle mozzarelle contenente frammenti di ceramica risale al 2008, ed emerge per via di alcune intercettazioni.
Nelle telefonate intercettate dagli investigatori, e che fanno parte del secondo filone dell'indagine condotta dai carabinieri del Noe e dalla Dia di Napoli per il quale la Procura configura il reato di "commercio di sostanze alimentari nocive", si sentirebbe uno dei dipendenti di Giuseppe Mandara dire all'imprenditore: "Un pezzo l'hanno trovato nei bocconi". Mandara replicherebbe: "Prende qualche bambino la, è una tragedia".
"Appare indubitabile che la conoscenza del problema avrebbe dovuto indurre Mandara ad attivarsi per bloccare l'immissione sul mercato del prodotto adulterato. Al contrario - si legge nell'ordinanza d'arresto - il soggetto, pur avvedutosi dei rischi per la salute del consumatore, ha preferito soprassedere".
Nel 2008 la polizia, essendo venuta a conoscenza del pericolo grazie alle intercettazioni, ha notificato al caseificio di Mandara un decreto di sequestro, ma a quanto risulta si riuscì a bloccare solo una parte delle "ciliegine di mozzarella" con dentro i frammenti di ceramica, poiché l'altra era già stata messa in commercio.
Non è chiaro perché non sia stato diramato un avviso diretto ai consumatori, visto che, come riporta repubblica.it "il procuratore aggiunto della Dda Federico Cafiero De Raho" spiega in un comunicato che "i frammenti di ceramica avrebbero potuto danneggiare l'apparato digestivo".
Il consiglio di amministrazione del consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana Dop si sarebbe già riunito decidendo l'espulsione di Giuseppe Mandara, pronto a costituirsi parte civile nell'eventuale processo.
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