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Roma: operaio trovato morto in fondo ad un pozzo della Metro B1

Un operaio che lavorava in un cantiere della Metro B1 di Roma, quello di piazza S. Emerenziana, nel quartiere Africano, è stato trovato morto in fondo ad un pozzo di 35 metri. Ancora da appurare la dinamica dell'incidente.

Sul caso dell'operaio trovato morto in un pozzo in un cantiere della metro B1 di Roma indaga il commissariato di piazza Vescovio, e ancora non vi sono certezze sulla dinamica dell'incidente. L'unica cosa sicura è che ieri mattina, al cambio di turno, l'uomo, di 48 anni, è stato trovato in fondo ad un pozzo di 35 metri, nel cantiere della Metro B1 di piazza S. Emerenziana, nel quartiere Africano di Roma. La vittima era un addetto alla gestione dell'impianto di azoto del cantiere della metro, dipendente della Icotekne di Napoli (azienda subappaltatrice per Metro B1), e stava svolgendo il suo turno di notte. "Non avrebbe dovuto trovarsi, da solo, nel luogo in cui è stato scoperto il suo corpo" precisa in una nota Giovanni Ascarelli, il presidente di Roma Metropolitane. Il compito dell'operaio era infatti quello di monitorare l'impianto di congelamento. Roma Metropolitane precisa che "il congelamento avviene esclusivamente quando le operazioni di scavo sono ferme, dalle ore 24 alle ore 6" e "tramite macchinari situati nel pozzo ad una profondità di meno 35 m, costantemente monitorati da una postazione computerizzata su piano strada, dove appunto operava il tecnico deceduto". "In caso di eventuali anomalie riscontrate dalla postazione di controllo - spiega sempre la nota dell'azienda - la procedura prevede che il tecnico addetto al monitoraggio avvisi una squadra di tecnici autorizzati ad accedere nel pozzo". L'operaio, invece, "è stato trovato all'interno del pozzo, in un luogo dove lui non operava e dove anche lui non era autorizzato a scendere", conclude Roma Metropolitane. Cosa sia avvenuto quella notte, quindi, è ancora tutto da chiarire, anche perché pare che le lesioni riscontrate sul corpo dell'uomo potrebbero non essere compatibili con quelle di una caduta di 35 metri. Solo l'autopsia, naturalmente, potrà appuare con sicurezza il perché del decesso, anche se si ipotizza che possa esserci stata una fuga di gas. "Forse un impulso, un istinto lo ha spinto a spingersi in quella zona" spiega sempre la nota di Roma Metropolitane. Forse l'operaio, chissà per quale motivo, ha provato a scendere nel pozzo, rimandendo intossicato. Solo l'esame autoptico potrà però chiarire la dinamica della morte. Fino ad allora, rimangono tutte ipotesi. Nel frattempo si è mossa anche la macchina della politica. Gianni Alemanno spiega che "da un primo esame dei fatti non ci dovrebbero essere responsabilità da parte dell'impresa appaltatrice e dello staff tecnico", mentre il presidente della Commissione Lavoro della Provincia di Roma Paolo Bianchini si augura di "non doverci trovare di fronte all'ennesima vittima innocente della guerra dei costi" tra imprese appaltatrici.

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