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Napoli: scesi in pozzo, 2 morti sul lavoro. Fillea: lavoravano a nero

Ancora morti sul lavoro "con i due di oggi siamo a 117 di cui 7 tra la provincia di Napoli e la regione Campania. E' una strage", commenta in una nota la Fillea. Due operai che "lavoravano a nero" morti dopo essere scesi in un pozzo, a Somma Vesuviana.

"Si muore come 50 e 100 anni fa. Antonio A. e Antonio P., da nostre verifiche non risultano dichiarati alla Cassa Edile, lavoravano a nero" sottolinea in una nota Ciro Nappo, Segretario Generale della Fillea (Federazione Italiana dei Lavoratori del Legno, dell'Edilizia, delle industrie Affini ed estrattive) CGIL di Napoli, commentando la morte di due operai morti mentre realizzavano un pozzo a Somma Vesuviana (Napoli). Secondo le prime ricostruzioni, Antonio P. di 44 anni si sarebbe sentito male quando già sceso, per continuare lo scavo del pozzo, ad una decina di metri di profondità. Antonio A., 63 anni, si è così calato per cercare di soccorere il compagno di lavoro colto da un malore, rimanendo anch'esso bloccato. Inutili i tentativi per salvarli, nonostante l'intervento dei vigili del fuoco come del personale del 118. Una volta estratti, i due operai erano ormai senza vita. Sarà l'autopsia a stabilire le cause della morte. Si allunga così "la lista delle morti sul lavoro, 115 omicidi bianchi dall'inizio dell'anno, con i due di oggi siamo a 117 di cui 7 tra la provincia di Napoli e la regione Campania. E' una strage" dichiara la Fillea, precisando che quella dei due operai di Somma Vesuviana sono "un morte assurda che conferma il livello di guardia del degrado del settore e dell'illegalità sempre più pervasiva". "La diffusione del lavoro nero e grigio, con punte che arrivano fino al 35%, nel settore, con fenomeni sempre più allarmanti di forme di caporalato, specie tra lavoratori immigrati - continua Ciro Nappo nella nota - abbassa drammaticamente i livelli di sicurezza fino ad azzerarli del tutto". La Fillea ricorda inoltre che "alle condizioni di lavoro, complessivamente peggiorate, si associa un'idea di semplificazione delle procedure, invocata dai costruttori, che si traduce in una deregolazione di tutti i sistemi di tutela della salute dei lavoratori, fino al punto di ritenere un lusso la legge 626, e la legge 494 dei cantieri edili, come affermato dal ministro Tremonti qualche tempo fa"(http://is.gd/MSXJsv - http://is.gd/fRQNIA). Per questo motivo la Fillea chiede che "sia fatta rapida luce sulle responsabilità e punire chi si è macchiato di questi reati. E al tempo stesso ritiene che si debba cambiare passo sulle azioni di contrasto a questa mattanza" perché "non è più possibile, e vale per tutti, fermarsi all'indignazione, che spesso dura solo qualche giorno e a volte c'è totale indifferenza". "Insieme ad una forte mobilitazione che la categoria, e non da sola, deve mettere in campo, per recuperare il protagonismo di chi ogni mattina fa i conti con le insidie di un lavoro sempre più precario, occorre aprire una vera e propria vertenza con la Regione, gli Enti Locali e il Governo per garantire risorse, strutture adeguate, mezzi e competenze agli Organi preposti alla prevenzione e alla repressione, ASL, Ispettorati del lavoro" conclude il segretario della Fillea, chiedendo "nell'immediato chiediamo alla Prefettura di convocare tutti i soggetti coinvolti per una verifica dell'efficacia dei sistemi di controllo sui cantieri edili".

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