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Issing, capo economista BCE: quantitative easing di Draghi farà collassare euro

Otmar Issing, uno dei fondatori della moneta unica nonché il primo capo economista della Banca centrale europea (BCE), avverte che l'Unione europea è "un castello di carte sta per crollare". Issing punta il dito soprattutto contro la strategia del quantitative easing voluta da Mario Draghi perché "ha fatto saltare la disciplina di mercato" ed ora non si può più tornare indietro.

L'Unione europea è "un castello di carte che un giorno crollerà" avverte Otmar Issing, uno dei fondatori della moneta unica nonché il primo capo economista della Banca centrale europea (BCE). Issing infatti non ha dubbi e spiega: "Ce la stiamo cavando in qualche modo, alle prese con una crisi dopo l'altra. E' difficile prevedere per quanto tempo durerà questa situazione ma non potrà andare avanti all'infinito".

In una intervista alla rivista Central Banking, Otmar Issing chiarisce infatti che la BCE si trova su un "pendio scivoloso", poiché ha fatto saltare il sistema per salvare gli Stati in bancarotta. La posizione di Issing sulla crisi greca infatti è nota. Il salvataggio del 2010 è stato deciso soprattutto per mettere al sicuro le banche tedesche e francesi piuttosto che per finanziare Atene. Per Issing infatti la Grecia poteva e doveva essere aiutata solo dopo un suo ritorno alla dracma.

Ma nell'Unione europea non c'è solo la Grecia da salvare. Ed infatti, dal 2015 la BCE sotto la guida dell'italiano Mario Draghi ha deciso di adottare la politica del quantitative easing (creazione di moneta a debito e la sua iniezione, con operazioni di mercato aperto, nel sistema finanziario ed economico) per combattere la deflazione. Finora però l'obiettivo di una inflazione pari al 2% è ancora lontano dall'essere raggiunto, nonostante la BCE abbia acquistato bond per oltre 1 trilione di euro a rendimenti "artificialmente bassi" o negativi.

Otmar Issing critica però aspramente tale strategia messa in piedi da Mario Draghi. Nell'ammettere che "il patto di stabilità e crescita è più o meno fallito", Issing sottolinea infatti che "la disciplina di mercato è stata fatta saltare a causa degli interventi della BCE", evidenziando che a questo punto "non vi è alcun meccanismo di controllo fiscale da parte dei mercati o della politica". Per il primo capo economista della Banca centrale europea quindi "tutti questi elementi porteranno al collasso l'unione monetaria".

Per salvare l'euro e di conseguenza l'UE non servirebbe neanche cambiare tattica perché, precisa Otmar Issing, "sarà sempre più difficile uscire dalla politica del quantitative easing, in quanto le conseguenze potrebbero potenzialmente essere disastrose".

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