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Migranti in Turchia lasciati in un limbo. UE complice di un accordo "illegale"

L'Italia chiede maggiore flessibilità per affrontare la crisi dei migranti mentre l'Unione europea non riesce a gestire i reinsediamenti. Per questo motivo, l'UE stringe un accordo con la Turchia (dal valore di 6 miliardi di euro) anche se nel 2015 ha reinsediato appena 8.155 profughi. In Turchia però i 3 milioni di migranti sono lasciati letteralmente in un limbo, senza assistenza e rifugi. E l'Ue fa finta di non vedere.

Se l'Unione europea continuerà a rispedire in Turchia i richiedenti asilo si renderà complice di un sistema che non garantisce protezione agli immigrati. E' in sostanza questo il messaggio lanciato da Amnesty International in base al rapporto "No safe refuge: Asylum-seekers and refugees denied effective protection in Turkey" che considera l'accordo UE-Turchia del 18 marzo scorso come "illegale".

Amnesty osserva infatti che attualmente la Turchia deve far fronte a circa 3 milioni di richieste di richiedenti asilo, una cifra che lascia di fatto i rifugiati abbandonati al loro destino per anni, durante i quali ricevono poco o nessun sostegno per trovare riparo e sostentamento per sé e per le loro famiglie, tanto che si registrano diversi casi di bambini costretti a lavorare.

"Le scoperte di Amnesty International rivelano che è totalmente falsa l'idea che la Turchia sia in grado di rispettare i diritti e soddisfare le esigenze di oltre tre milioni di richiedenti asilo e rifugiati" dichiara infatti John Dalhuisen, direttore della Ong per l'Europa e l'Asia, denunciando: "Nei suoi sforzi incessanti di impedire nuovi arrivi irregolari in Europa, l'UE ha volutamente ignorato ciò che sta realmente accadendo in Turchia. - ed aggiunge - L'UE non può agire come se in Turchia esistesse già un sistema d'asilo funzionante".

Il rapporto di Amnesty mostra infatti che il sistema di asilo turco non riesce a soddisfare i requisiti previsti dal diritto internazionale per i richiedenti asilo. In primo luogo la Turchia "non ha la capacità di trattare le domande di asilo, il che significa che centinaia di migliaia di richiedenti asilo e rifugiati languono in un limbo legale per anni".
La Turchia inoltre nega il pieno status di rifugiato a tutti i rifugiati non europei, nonostante questi debbano essere integrati nel Paese che li accoglie oppure rimpatriati nel loro Paese di origine se questo si dimostra sicuro. Inoltre, Amnesty lamenta il fatto che nonostante gli annunci, la comunità europea non è ancora riuscita a gestire le cosiddette quote migranti. Questa situazione non permette quindi ai rifugiati né di costruirsi nuova vita in Turchia né di iniziarne una in UE. Infine, la stragrande maggioranza dei siriani (2,75 milioni) e degli altri richiedenti asilo (circa 400.000) sono costretti a cercare riparo, senza il sostegno del governo turco. Su un totale di circa 3 milioni di rifugiati, attualmente a meno di 300mila persone sarebbero state assegnate delle abitazioni.

In sostanza, quindi, milioni di persone rimangono bloccate in Turchia senza alcun tipo di assistenza. E questo nonostante i 6 miliardi che l'Unione europea ha promesso di versare nella casse della Turchia per affrontare la crisi dei migranti. Amnesty afferma quindi che "l'UE, piuttosto che scaricare le proprie responsabilità sulla Turchia, dovrebbe cercare di rilanciare l'ambizioso programma di reinsediamento per i rifugiati", ricordando che nel 2015 gli Stati membri (tra cui l'Italia che chiede maggiore flessibilità proprio per affrontare "l'emergenza") in totale hanno collocato appena 8.155 profughi provenienti da tutto il mondo.

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