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Migranti, UE e la carità bellicosa

I leader dell'Unione europea si sono talmente commossi nel vedere la foto (manipolata?) di Aylan Kurdi, il bambino siriano morto annegato, che hanno aperto le porte ai profughi siriani, chi più chi meno. Ma gli annunci di accoglienza sono seguiti da un'eco di guerra.

Dall'inizio della guerra civile in Siria, ormai già al suo quinto anno, più di 4 milioni di rifugiati sono fuggiti dal paese, mentre quasi il doppio sono diventati sfollati interni. Centinaia di migliaia di questi profughi - e altri in fuga dalle zone a maggior rischio del Medio Oriente - si sono messi da mesi in cammino, affrontando pericolosi viaggi via terra e mare con l'obiettivo di un futuro migliore in Europa. Finora, tutti i 28 Stati membri dell'Unione europea hanno offerto poco più di 53.000 posti da rifugiati dal 2013, secondo i dati delle Nazioni Unite. Il Libano ha invece accolto 1,1 milioni di rifugiati siriani registrati e molti altri non registrati. Con una popolazione stimata di circa 4,5 milioni, il Libano ha il più alto numero pro-capite di rifugiati siriani, i quali rappresentano circa un quarto delle persone presenti nel paese. La Giordania sostiene di aver accolto 1,4 milioni di siriani, anche se l'UNHCR ne conta poco più di 600mila. La Turchia finora ospita il maggior numero di rifugiati rispetto a qualsiasi paese, e quasi 2 milioni di siriani hanno attraversato la sua frontiera. Israele è l'unico Paese che confina con la Siria, ma non ha accolto nessun profugo. Tra le due nazioni le relazioni diplomatiche sono nulle. Stesso discorso per Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, Paesi che non si sono offerti di prendere neanche un rifugiato siriano. La Grecia e l'Italia sono cosiderati, dai migranti, dei Paesi ponte per raggiungere i Balcani e in Nord Europa. In ognuno di questi due Paesi sono sbarcati circa 150mila profughi, ma solo una piccola percentuale di questi è rimasta in Grecia e in Italia. La Svezia è una delle due nazioni, insieme alla Germania, meta dei profughi grazie al suo efficiente sistema di Walfare. Lo scorso anno la Svezia ha accolto 80.000 rifugiati, più di un terzo proveniente dalla Siria.

E' la Germania, però, il sogno di tutti i migranti. Dal 2011 a quest'anno, la Germania ha ricevuto quasi 100.000 domande di asilo. Un numero esiguo se si considera che solo lo scorso mese più di 100.000 profughi hanno raggiunto la Germania, ed infatti questa si sta preparando ad accogliere quest'anno circa 800.000 richiedenti asilo. Il vice cancelliere tedesco Sigmar Gabriel appena ieri ha annunciato che la Germania è pronta ad ospitare mezzo milione di rifugiati l'anno "per diversi anni", con la Merkel che annuncia investimenti da 6 miliardi e 700milioni di euro per affrontare la crisi migratoria. Non mancano le critiche a tale strategia, con Marine Le Pen del Front National che sostiene: "La Germania sta probabilmente pensando alla sua demografia moribonda, e sta probabilmente cercando di abbassare nuovamente i salari e di continuare a reclutare schiavi via immigrazione massiccia". La Francia appare infatti più parca nell'ospitalità, spiegando che avrebbe preso 24.000 rifugiati nell'ambito del sistema delle quote stabilite dall'Unione europea. La Gran Bretagna farà ancora meno, precisando che accoglierà 20.000 rifugiati siriani da quì a 5 anni. Fino ad ora, la Gran Bretagna ha accolto solo 216 rifugiati siriani attraverso il suo programma di governo. Peggio di tutti sono gli Stati Uniti che hanno accettato appena 1.500 profughi dalla Siria. Eppure, è innegabile che gli Stati Uniti abbiano una responsabilità su ciò che sta accadendo oggi in Europa e in Medio Oriente. Gli USA, infatti, sono intervenuti, direttamente o indirettamente, per rovesciare Saddam Hussein in Iraq, Muammar Gheddafi in Libia e Hosni Mubarak in Egitto, senza contare i vari bombardamenti in Siria, nello Yemen, in Pakistan e in quei Paesi a rischio "attacchi terroristici".

Secondo una proposta della Commissione europea, Italia, Grecia e Ungheria dovrebbero realizzare dei campi di accoglienza dai quali i profughi saranno indirizzati verso altri paesi europei. Ciò però non risolve il problema dei "viaggi della speranza" via mare. Eppure, questo flusso di generosità da parte dei leader europei è scaturito proprio dopo la diffusione mediatica della foto del bambino siriano morto annegato, anche se c'è chi ipotizza che questa sia stata "manipolata". Una seconda foto che circola in rete, infatti, mostrerebbe il ritrovamento di un corpo di un bambino, con scarpe e pantaloncini molto simili a quelli che indossava di Aylan Kurdi, in mezzo a degli scogli il che ha fatto pensare che ad adagiare il piccolo sulla riva della spiaggia di Bodrum non siano state esattamente le onde del mare.

Ed infatti, gli annunci di accoglienza sono seguiti da un'eco di guerra. Francois Hollande, presidente francese, apre infatti la strada ad attacchi in Siria contro, ovviamente, lo Stato Islamico. Ieri l'Eliseo ha infatti chiarito che durante i voli di ricognizione dell'Air Force francese in Siria in programma da oggi 8 settembre potrebbero essere lanciati eventuali "attacchi" contro l'ISIS. E per giustificare questa decisione e il conseguente voltafaccia, Hollande spiega infatti: "L'ISIS fa fuggire migliaia di famiglie con i massacri che commette". Finora la Francia aveva sempre escluso bombardamenti in territorio siriano, mentre già dallo scorso anno effettua centinaia di raid sull'Iraq. Francois Hollande ha comunque specificato che la Francia "conserverà autonomia di azione e decisione, che non invierà truppe di terra e che non si unirà alla coalizione che agisce in Siria, sotto la guida di Washington". Almeno per ora. Anche la Gran Bretagna rende noto che "non esiterà" a lanciare attacchi segreti con i droni in Siria. Ed infatti, un raid della RAF che già ha ucciso due jihadisti britannici ritenuti affiliati allo Stato Islamico. L'Inghilterra precisa che l'attacco è "un atto perfettamente legale di autodifesa", come afferma il Segretario alla Difesa Michael Fallon. E' la prima volta che con un raid gli inglesi uccidono dei suoi concittadini. A fine agosto fa era stato ucciso l'hacker dell'ISIS, ma il drone che l'aveva colpito era stelle e strisce.

Secondo l'attuale legge sugli attacchi con i droni ogni nazione, sulla base della Carta dell'ONU, ha il diritto di difendersi. Una norma che lascia aperte diverse interpretazioni, tanto che gli Stati Uniti ritengono giustificato portare avanti raid con i droni ovunque un cittadino americano sia in pericolo poiché considerano quella contro Al Qaida una guerra globale. Due anni fa, quando le superpotenze mondiali rinunciarono alla guerra in Siria, nessuno poteva avocare a sé questo diritto di difesa. Oggi, invece, la minaccia social dello Stato Islamico giustifica l'azione militare, sostenuta anche da alcuni partiti in Italia. L'accoglienza dei migranti appare quindi sempre di più una carità bellicosa. Stavolta a quanto sembra anche con il "placet" di Papa Francesco che, a differenza del 2013, non ha invitato a nessuna Veglia per la pace ma solo ad ospitare nelle parrocchie una famiglia di profughi.

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