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San Giovanni Roma,muore neonato: latte in vena al posto di fisiologica

Un neonato, partorito prematuramente, è morto dopo pochi giorni al San Giovanni di Roma. Si ipotizza che al posto di una soluzione fisiologica sia stato iniettato in vena del latte. Iscritte 6 persone nel registro degli indagati e sequestrata la cartella clinica.

I sanitari del San Giovanni di Roma avrebbero iniettato del latte, anziché una soluzione fisiologica, ad un bambino nato prematuro alla fine di giugno e poi morto il 29 dello stesso mese. La Procura di Roma ha aperto una inchiesta per chiarire la vicenda, e così pure l'ospedale San Giovanni Di Roma e il ministero della Salute, che ha inviato gli ispettori presso il nosocomio. Iscritte per il momento nel registro degli indagati 6 persone, tra i medici e gli infermieri che hanno avuto in cura il neonato, tutti con l'accusa di omicidio colposo. Il funerale del bambino, nato da una donna filippina al Grassi di Ostia anche se poi mamma e figlio sono stati trasferiti al San Giovanni di Roma, è stato celebrato il 3 luglio, e subito dopo il corpicino del bambino sarebbe stato spedito al cimitero di Prima Porta per essere cremato. Qualche giorno dopo, però, la direzione sanitaria avrebbe richiesto la salma, ed il 10 luglio è stata disposta l'autopsia a Tor Vergata.
La direzione generale dell'ospedale, che ha presentato denuncia sull'accaduto ed aperto una indagine interna, spiega che tutto è partito da una "segnalazione del direttore sanitario", come spiega il direttore generale dell'ospedale, il 2 luglio scorso. E lo stesso direttore generale a parlare di una presunta "terapia mal fatta, una nutrizione enterale per via endovenosa". Anche il direttore sanitario del San Giovanni di Roma spiega: "Lo stesso giorno in cui i medici si sono presentati a me, ho fatto i dovuti passaggi, scrivendo al direttore cosa stava accadendo, e abbiamo convenuto di 'autodenunciarci' alla magistratura". Agli ispettori inviati dal Ministero della Salute, però, i sanitari dovranno spiegare il motivo del presunto ritardo della denuncia. Il direttore generale precisa però, come si legge su La Repubblica, che dopo la segnalazione del direttore sanitario ha "dato disposizioni di notificare l'accaduto alla autorità giudiziaria e di avviare una indagine interna, in applicazione delle norme di legge e dei protocolli previsti in caso di eventi avversi. Il 3 luglio, infatti, la direzione sanitaria di Presidio ha denunciato il fatto alla Procura della Repubblica che si è attivata per quanto di competenza. Contestualmente, ho chiesto alla direzione sanitaria, a quella di Presidio e alla primaria facente funzioni del reparto di presentare una relazione sull'accaduto, che mi è stata trasmessa in data 4, 5 e 9 luglio - concludendo - Il 19 luglio la Commissione di indagine interna ha consegnato alla direzione generale le proprie conclusioni. Le risultanze della Commissione di indagine sono a disposizione della Procura della Repubblica".
Sulla vicenda interviene anche la Governatrice del Lazio Renata Polverini, rivelando che la Regione stava già seguendo "con attenzione il caso" tanto da aver chiesto "una relazione scritta e tutto ciò che è necessario dal punto di vista organizzativo per rimuovere tutti coloro che risultano coinvolti in questa bruttissima storia", aggiungendo però che il direttore generale "ha agito con tempestività, fermezza e rigore ed ha fatto tutto ciò che era necessario appena è venuto a conoscenza del caso e appena ha ravvisato che a suo modo di vedere c'era qualcosa di anomalo - concludendo - Questo gli va riconosciuto, ha agito nel rispetto del suo ruolo".
Il senatore del PD nonché presidente della Commissione d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, Ignazio Marino, sottolinea come la vicenda sia frutto di "un errore drammatico le cui responsabilità vanno indagate a fondo" perché "il bambino non ha avuto tutte le garanzie di sicurezza delle cure a cui aveva diritto".
In una nota la SIN (Società italiana di neonatologia) spiega che "la possibilità di scambiare la linea infusionale endovenosa con quella enterale è una evenienza assai pericolosa, resa possibile dal fatto che la soluzione parenterale (la soluzione endovenosa che nutre i neonati non in grado di assumere cibo per bocca) ha un colore assolutamente indistinguibile dal latte; da qui sorge il rischio bene conosciuto dai neonatologi (alcuni lo hanno sperimentato in passato con esiti fortunatamente meno drammatici del caso di Roma) di scambiare le due linee e inserire in vena ciò che deve andare nell'intestino e viceversa". LA SIN precisa che in seguito alla normativa della Comunità Europea del 2001 (UNI EN 1615 "Cateteri e dispositivi di nutrizione enterale monouso e loro connettori") "sono disponibili dei presidi che rendono bene identificabile ciò che va infuso per la via intestinale e annullano il rischio di fare questo errore spesso fatale", concludendo però che sono poche in Italia le Neonatologie attrezzate con questo sistema.
"Purtroppo, in questi momenti, è ancora più evidente quanto la mancanza di investimenti negli ospedali pubblici possa produrre conseguenze tragiche" aggiunge infatti Ignazio Marino, facendo notare che al San Giovanni di Roma "nel reparto di neonatologia i medici da gennaio a maggio hanno dovuto effettuare oltre 1200 ore di straordinario, che salgono a 4mila per gli infermieri. A ciò si associa un'altrettanto grave arretratezza tecnologica. Il bambino infatti si trovava in una incubatrice senza bilancia, obsoleta e poco sicura, il tutto aggravato dal fatto che l'ospedale non dispone di tubicini dai colori differenti a secondo dell'uso che se ne deve fare".

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