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Neonato morto San Giovanni Roma: 20 indagati, cartella "lacunosa"

Il Ministero della Salute ha inviato gli ispettori al San Giovanni di Roma, dove un neonato è morto dopo che gli sarebbe stato somministrato del latte in vena. Nel rapporto emergerebbe una cartella clinica "lacunosa", "carenze conoscitive diffuse" e "suggestioni che sembrano indicare la volontà di nascondere quanto avvenuto".

Non solo 6, come inizialmente diffuso, le persone iscritte nel registro degli indagati per la morte del neonato al San Giovanni di Roma, a cui è stato somministrato del latte in vena . Gli indagati sono infatti diventati 20, tra cui 7 medici e 13 infermieri, mentre la Procura di Roma ha disposto una nuova autopsia sul neonato. Al San Giovanni di Roma, intanto, il Ministero della Sanità ha effettuato una ispezione durata circa 7 ore, grazie alla quale sarebbe stato appurato che al bambino sarebbe stata effettuata una "nutrizione enterale (per via orale o gastroeneterica) per via endovenosa". Gli ispettori avrebbero scoperto che il 29 giungo dopo una "somministrazione di circa 20 cc di latte per via parenterale (via vena), la pompa dell'infusione è andata in allarme". La cartella medica confermerebbe quindi lo "scambio avvenuto" e la segnalazione del "personale infermieristico al personale medico". Dopo qualche ora, il neonato però è morto. Secondo le prime indiscrezioni del rapporto degli ispettori del Ministero della Sanità, però, la cartella clinica del bambino sarebbe "lacunosa" mentre il "criterio della temporalità nella scrittura della documentazione sanitaria non viene rispettato poiché mancano gli orari". Inoltre, la cartella clinica presenterebbe delle "cancellature" non sempre identificabili, mentre nel reparto Neonatologia del San Giovanni di Roma gli ispettori avrebbero trovato un "clima di conflittualità tra il personale" nonché "carenze conoscitive diffuse". Infine, gli ispettori avrebbero evidenziato "suggestioni che sembrano indicare la volontà di nascondere quanto avvenuto".
Ma al San Giovanni di Roma oltre al possibile errore umano ci sarebbe anche un problema di apparecchiature "datate", senza contare che ci sarebbe una "inadeguata organizzazione e gestione del personale", con conseguente "assenza di procedure e protocolli diagnostico-terapeutici". Sembra inoltre che la madre del bambino, una donna filippina alle dipendenze di un avvocato dei Parioli, abbia appreso la completa verità sulla morte del figlio solo ieri, quando la notizia è trapelata sui giornali. Infine il Ministero della Salute sta studiando come "rendere obbligatorie, anche in Italia, le disposizioni UE che in altri Paesi hanno impedito il reiterarsi di casi come quello avvenuto all'ospedale San Giovanni", visto che a quanto pare "la soluzione parenterale (la soluzione endovenosa che nutre i neonati non in grado di assumere cibo per bocca) ha un colore assolutamente indistinguibile dal latte", come spiegava SIN (Società italiana di neonatologia).

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