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Le negano l'ambulanza, madre al settimo mese perde il bambino

Una mamma al settimo mese perde il bambino, le asportano l'utero ed è attualmente in coma farmacologico. Il presidente della Commissione d'inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale parla di un "bollettino di guerra" nelle sale parto.

Il presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio Sanitario Nazionale Ignazio Marino parla di un "bollettino di guerra" nelle sale parto dopo l'ennesimo caso di malasanità che ha coinvolto una partoriente e il suo bambino.
A causa di improvvisi dolori una mamma al settimo mese di gravidanza, accompagnata dal marito, si recano all'ospedale di zona di Piove di Sacco (Venezia). All'ospedale i medici sostengono che non è nulla di grave ma la coppia insiste sul fatto che c'è qualcosa che non va. I medici allora li indirizzano all'ospedale di Padova, ma i due devono arrivarci con la propria automobile, perché gli è stata negata l'uso dell'ambulanza, stando alle ricostruzioni.
Quando arriva al pronto soccorso di Padova la situazione, però, è ormai troppo grave. Operata d'urgenza sembra per un distaccamento della placenta, perde il bambino e i medici sono costretti ad asportarle l'utero. La vicenda è accaduta lo scorso 3 settembre, ma la notizia è stata ripresa dai giornali locali, e poi nazionali, solo oggi. La donna, in pericolo di vita, è attualmente in coma farmacologico.
Il presidente della Giunta regionale del Veneto Luca Zaia ha promesso di seguire "con la massima attenzione il lavoro della magistratura- aggiungendo - Qualora emergessero negligenze, leggerezze, omissioni o peggio, saremo inflessibili nel colpire duramente i responsabili della morte di un neonato e dei danni irreversibili subiti dalla madre".

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