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Marea nera: il petrolio uccide le tartarughe

Il petrolio continua ad inquinare le coste del Golfo del Messico e a rimetterci sono molte specie animali: morte oltre 300 tartarughe e 500 uccelli.

Nel Golfo del Messico la marea nera continua ad avanzare. Ed è la Florida che rischia di essere inondata dalla macchia di petrolio che continua a fuoriuscire dal 20 aprile scorso, a seguito dell'esplosione della piattaforma petolifera della BP. Nonostante il tappo il mare continua ad essere invaso dal petrolio, stime sempre al rialzo. Pare che la fuoriuscita sia di almeno 40mila barili di greggio al giorno. Oggi Barack Obama e David Cameron, premier britannico, si incontreranno ma solo telefonicamente prima della partita di stasera dei Mondiali che vede appunto giocare Inghilterra-USA. Ma forse solo per augurarsi un in bocca al lupo. In bocca al petrolio, invece, rimangono le centinaia di specie animali vittime del disastro ambientale. Molti animali rimangono invischiati nella pozza di petrolio e non riescono più a risalire. Si aprla di oltre 500 uccelli e una cinquantina di mammiferi (tra cui il pellicano marrone che solo un anno fa fu cancellato dalla lista delle specie in via di estinzione). E poi ci sono le tartarughe. Un rapporto stilato dall'organizzazione ecologista Oceana parla di oltre 300 tartarughe marine uccise dalla marea nera e alcune decine completamente ricoperte di petrolio, che ora stanno cercando di salvare. Oceana ricorda come le tartarughe marine del Golfo del Messico siano già specie "minacciata" dalla Legge sulla Protezione delle Specie degli Stati Uniti ed esorta il governo a vietare le trivvellazioni in mare.

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