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Marea nera Scozia: petrolio nel Mare del Nord, torna l'incubo "Braer"

Sono oltre 1300 i barili di petrolio finiti nel Mare del Nord per via di falle della piattaforma "Gannett Alpha" della Shell. Una situazione che preoccupa le coste scozzesi di Aberdeen a soli 180 Km dai pozzi, e che fa venire in mente il disastro ambientale che coinvolse le isole Shetland.

Non c'è pace per il mare. Ancora una volta le tecnologie che permettono di pompare il petrolio dalle profondità marine si rivelano un'arma a doppio taglio, affiorando nelle cronache per una nuova "marea nera", come quella che colpì la Louisiana lo scorso anno (ormai quasi dimenticata come Fukushima). Il petrolio, quando si deposita sul fondo, così come le radiazioni, quando diventano "invisibili" (in assenza di spettacoli pirotecnici) valgono per il cittadino 2.0 come la polvere sotto il tappeto. Una condizione igienica accettabile, per molti. La piattaforma Gannett Alpha nel mare del Nord, a circa 180 chilometri dalla costa scozzese di Aberdeen, sta perdendo centinaia di barili di petrolio. La piattaforma, gestita da Shell e di cui sarebbe comproprietaria la Esso, avrebbe due falle di cui una "difficilmente raggiungibile". La Shell sembra tranquillizzare sulla portata del problema ma i gruppi ambientalisti e gli esperti indipendenti parlano di una situazione molto seria. Un portavoce della compagnia, Glen Cayley, ha rivelato in un comunicato stampa di Shell: "Non è semplice quantificare la quantità di greggio fuoriuscito, stimiamo siano 216 tonnellate". Insomma, al 15 agosto sarebbero fuoriusciti già 1300 barili di greggio, ma nessuno ovviamente, come era successo per la Deepwater Horizon può esserne sicuro, oltre i proprietari della piattaforma petrolifera, naturalmente. Le immagini che sono state diffuse per documentare la perdita di petrolio vedono una grata sottomarina da cui fuoriescono bolle di greggio, ma non con la stessa "potenza di flusso" del Pozzo Macondo della Deepwater Horizon della BP, ovviamente, che arrivò a predere, prima di essere sigillato, 5 milioni di barili di petrolio, record di questo tipo di disastri ambientali. Il rischio per l'ecosistema marino scozzese è comunque molto serio, dato che del greggio è già stato trovato sulla costa. La "marea nera" torna negli incubi del pianeta, oltre a far pensare che la fuoriuscita di petrolio dalla Gannett Alpha potrebbe ragionevolmente continuare per giorni, settimane, o peggio mesi. Il ricordo degli scozzesi va al disastro della petroliera "MV Braer" che il 5 gennaio del 1993 si arenò sulle coste delle Shetland per poi spezzarsi in seguito al mare in tempesta e per il lavoro dei rimorchiatori che la stavano disincagliando: risultato oltre 85mila tonnellate di petrolio finite in mare. Il completo disastro ecologico fu evitato per il fatto che la MV Braer non trasportava il tipico "North Sea oil", ma il "Norwegian Gullfaks crude", più "biodegradabile" e "leggero" che, per la maggior parte, fu dissipato dagli agenti atmosferici. La zona che subì il disastro ambientale della MV Braer è oggetto di studi sulla contaminazione da inquinamento petrolifero a lungo termine (interessante "Long-term Monitoring of Polycyclic Aromatic Hydrocarbons in Mussels - Mytilus edulis - Following the Braer Oil Spill http://is.gd/kfTUCT).

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