le notizie che fanno testo, dal 2010

Spiagge: concessioni per 90 anni. UE: Italia già messa in mora

Nel decreto legge per il rilancio dello sviluppo economico vi è anche l'idea di concessioni demaniali delle coste italiane, quindi delle spiagge, per ben 90 anni. Ma L'UE ricorda che ciò "è in contrasto con le regole della concorrenza leale e del mercato unico".

Nel decreto legge per il rilancio dello sviluppo economico varato giovedì 5 maggio al Consiglio dei ministri, vi è anche l'idea di concessioni demaniali delle coste italiane, quindi delle spiagge, per ben 90 anni. Un annuncio che ha scatenato le proteste non solo delle associazioni ambientaliste ma anche del presidente della conferenza Stato-Regioni, Vasco Errani. Il WWF definisce tale possibilità "di una gravità assoluta", sostenendo che "lo Stato ha ceduto clamorosamente e irresponsabilmente alle richieste dei gestori degli stabilimenti balneari" che hanno "speculato per anni sui beni demaniali con guadagni enormi a fronte dei quali lo Stato riceveva cifre irrisorie". Il WWF è chiaro: "Le spiagge concesse ai privati sono in questo modo definitivamente sottratte ai cittadini". Vasco Errani spiega invece che "quello che è stato fatto è un atto unilaterale, un pallone gonfiato in vista delle elezioni, ma che costituisce un rischio", mentre Sel sottolinea come tale iniziativa serve al massimo per "fare cassa", visto che di fatto "aggira la Costituzione e di fatto apre le porte alla totale privatizzazione degli accessi al mare e alla speculazione edilizia". Il decreto legge prevederebbe, infatti, che "tutto ciò che è terreno su cui insistono insediamenti turistici (chioschi, strutture ricettive sulla spiaggia) sarà sottoposto a un diritto di superficie della durata di 90 anni", come spiega la Reuters. E già dal primo momento alcuni critici avevano fatto notare che probabilmente tale norma sarebbe andata a cozzare con la cosiddetta direttiva europea Bolkestein, che impone infatti la rotazione della gestione delle spiagge con aste pluriennali. E infatti, dalla UE arriva infine il monito. La Commissione europea spiega di non aver ancora "ricevuto nessuna notifica da parte delle autorità italiane" in merito a tale decreto, apprendendo di tale iniziativa solo leggendo la stampa locale, precisando che così come è stato descritto "il provvedimento non sarebbe conforme con le regole del Mercato unico europeo". La portavoce della Commissione europea sottolinea che ciò che "inquieta" Bruxelles è che "alla fine dei primi sei anni di concessione, ci sia il rinnovo automatico di questo diritto, che è in contrasto con le regole della concorrenza leale e del mercato unico". UE, infatti, chiede per le concessioni "un tempo appropriato e limitato". E 90 anni non sembra proprio né appropriato né limitato. Sempre la portavoce, come riporta anche l'Ansa, ricorda poi che Bruxelles ha già inviato all'Italia due lettere di messa in mora, con relativa apertura di procedure di infrazione, e sempre per il sistema sulle concessioni marittime. L'UE, infatti, non reputa giusto e concorrenziale neanche il rinnovo automatico ogni 6 anni. La prima lettera è stata inviata il 29 gennaio del 2009, mentre la seconda il 5 maggio del 2010. A quanto pare, sembra che siano state entrambe ignorate.

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: