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Pesce: Omega 3 vs mercurio. Mediterraneo più inquinato dell'Atlantico

Gli effetti benefici dell'Omega 3 sul cuore, secondo uno studio svedese sarebbero contrastati dalla presenza di mercurio. Tonno sotto accusa in primis , così come tutti i predatori marini "mangerecci". E nel Mediterrano i livelli di mercurio sono preoccupanti. Le lampadine a basso consumo aiuteranno? No.

E' interessante vedere come, anche se con molta lentezza, il consumatore tipo, sovente analfabeta funzionale, si accorga di come ciò che "butta" alla fine se lo "rimangia". Sta succedendo con Fukushima, per il "tonno radioattivo", per le alghe al "plutonio", per la carne al cesio e per mille altre sorprese "radiologiche" made in Japan, testimoniate dalla stampa indipendente. Ma succede anche in Germania con i "cinghiali radioattivi" e, allontanandosi dal nocciolo (radioattivo, non della questione) ecco tornare sulla giostra dell'informazione italica anche il "pesce al mercurio". Questa volta il pesce al mercurio è balzato all'onore della palta informativa per via della "solita" ricerca che alimenta l'"indotto editoriale" dell'industria medico-farmaceutica mondiale. Si tratta nella fattispecie di un articolo pubblicato dall'American Journal of Clinical Nutrition che analizza "gli infarti miocardici in relazione al mercurio e gli acidi grassi presenti nel pesce" con un' analisi rischio-benefici basata su un campione di uomini Svedesi e Finlandesi. Sostanzialmente la ricerca mette di fronte ad un bivio il "salutista mainstream" con una domanda che potrebbe paralizzarne il cervello positronico: ma che serve mangiare pesce se insieme agli Omega 3 c'è il mercurio? Perché il mercurio, metallo pesante ormai diffuso nell'ecosistema grazie ai grandi progetti industriali degli esseri umani ( non ultimo l'abolizione della lampadine ad incandescenza a favore di quelle a risparmio energetico ricche appunto di argentovivo ), fa male al cuore. L'Umea University (Svezia) fa quindi il punto tra i rischi e i benefici analizzando lo stato di salute di 1600 uomini svedesi e finlandesi, scoprendo che l'effetto "amico del cuore" degli Omega 3 potrebbe essere "annullato" dal mercurio presente nel pesce. Soprattutto se il pesce è "predatore" come il tonno. Se il pesce è "predato" infatti è, teoricamente, meno ricco di questo metallo. Viva quindi la sardina mentre il tonno incomincia a "pesare" sulla "consapevolezza dietetica" del consumatore per via del mercurio. Ma nel Mediterraneo, il nostro splendido mare, dove si sversano i veleni con nonchalance e si affondano (secondo leggenda) navi cariche di rifiuti radioattivi, come sta per quanto riguarda il mercurio? Risponde il CNR nel 2005 in un articolo dal titolo emblematico: "Mediterraneo: allarme mercurio" . Interessante a partire dal sommario: "Il metallo è presente nei pesci dei nostri mari in quantità maggiori di quelle riscontrate nella fauna ittica dell'Atlantico. Ma il rischio è globale: circa 4.500 le tonnellate annualmente rilasciate in atmosfera, di cui 2.250 da attività industriali. I Paesi asiatici contribuiscono per il 40%.

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