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Costa Concordia, parla il cappellano di bordo: paura in sala macchine

Sulla nave Costa Concordia viaggiava anche il cappellano di bordo. Don Raffaele Malena racconta il momento dell'impatto e di come l'equipaggio abbia cercato di salvare quante più persone possibili, nonostante il grande pericolo.

Sulla Costa Concordia, la nave naufragata nei pressi dell'Isola del Giglio, viaggiava anche un prete, il cappellano di bordo. Don Raffaele Malena racconta la sua esperienza, e quella soprattutto dei membri dell'equipaggio della Costa Concordia, nel corso della trasmissione di Rai 1 "A Sua Immagine", rivelando di aver saputo subito dello "dello squarcio della nave a poppa". "La virata è arrivata qualche minuto dopo l'impatto. Ed è stata l'apocalisse - racconta il sacerdote - volano per terra tavolini e tutto. Cado per terra e mi rialzo. Tremante dico ai ragazzi: andate sotto il ponte zero, ai ponti A, B e C, dove sono le sale macchina, e aiutateli a risalire". Il primo pensiero di don Raffaele Malena, infatti, è stato per quella parte di equipaggio che poteva trovarsi molto più vivino al punto dove piano piano ha cominciato ad entrare acqua. Erano i lavoratori situati nei ponti più bassi della nave, infatti, ad essere maggiormente in pericolo.
"Ho capito subito come sarebbe andata - continua il cappellano di bordo - Gli ingegneri mi hanno detto subito: 'siamo purtroppo in tanta difficoltà. Preghi che il Padre Eterno ci aiuti, ci dia forza. Moriremo tutti, non c'è speranza per nessuno'. E io sono andato in cappella, dove c'era Gesù Bambino, e a Lui ho affidato tutti noi". Don Raffaele Malena continua quindi il racconto spiegando che quando "gli ospiti della nave si rendono conto è il fuggi fuggi, tutti cercano di mettere in salvo se stessi", specificando però che "questo panico non ha impedito che i ragazzi dell'equipaggio si mettessero come dovevano a forma di un quadrato, a contare le 150 persone che dovevano entrare in ogni scialuppa". Una ulteriore testiomonianza del fatto che almeno una buoana parte dei lavoratori della Costa Concordia, forse non in maniera completamente professionale, forse un po' disorganizzati (questo lo stabilirà la magistratura) ha però tentato di salvare quante più persone possibili.

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