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Costa Concordia: il racconto dell'incidente di Luciano Castro

Per capire esattamente cosa sia successo alla Costa Concordia bisognerà attendere l'esame della scatola nera e la fine delle indagini. Luciano Castro, giornalista a bordo della nave, racconta però a Rainews cosa è successo subito dopo l'impatto con lo scoglio.

La Costa Concordia è andata a sbattere contro uno scoglio nei pressi dell'Isola del Giglio, e sarà la magitratura e la parallela inchiesta ministeriale a scoprire cosa sia realmente successo la sera di venerdì 13, e le successive responsabilità. Nel corso della gionata di sabato, telegiornali e vari programmi televisivi hanno tentato di raccontare la tragedia, attraverso la voce dei protagonisti, molti dei quali troppo impauriti e scossi per riuscire a fornire una versione completa dell'accaduto. A bordo della Costa Concordia, però, c'era anche un giornalista, Luciano Castro, che intervistato da Rainews (http://is.gd/phj7CK) ha saputo spiegare chiaramente la dinamica dell'incidente, le reazioni dei passeggeri e le procedure d'emergenze attivate. Luciano Castro, in collegamento con la conduttrice di Rainews, spiega di trovarsi sull'Isola del Giglio già dalla notte dell'incidente e che attualmentesi trova (al momento dell'intervista, sabato 14 gennaio; ndr) "all'interno di un ufficio privato, la Giglio multiservizi" perché, ci tiene a sottolineare, "tutta la popolazione dell'isola si è data molto da fare durante la notte per soccorerci". "A partire dal parroco, e poi le suore, le case private, gli alberghi sono stati riaperti, hanno distribuito coperte, hanno fatto tutto il possibile per poterci aiutare - continua Castro - la notte era ovviamente fredda e nessuno di noi ha potuto portare altro via di quello che aveva indosso". Luciano Castro comincia poi il racconto dell'incidente della Costa Concordia: "Era in corso il secondo turno di cena, quindi quello che inizia alle 21:00. Erano passate da poco le 21:30, io ero a cena. Abbiamo sentito prima un'accostata repentina e la nave ha cambiato repentinamente direzione, e poi un rumore crescente, come una chiglia che strusciava contro un grosso scafo, e in effetti poi si è visto che la nave andava contro uno scoglio. Dagli altoparlanti, effettivamente, ci è stato detto che era un problema elettrico ma la nave nel frattempo iniziava ad inclinarsi pericolosamente, cadevano piatti dai tavoli, le posate, le persone scivolavano, mamme che urlavano, momenti di panico. Poi tenebra per qualche secondo, tutti sono scappati. Dopo un po', circa un quarto d'ora, hanno ripetuto che era un problema elettrico ma credo che al quel punto tutto l'equipaggio sapeva bene che non lo era affatto. A quel punto ci siamo messi i giubotti di salvataggio, e abbiamo cercato di raggiungere, come previsto dalle regole interne, le scialuppe di salvataggio, ma l'inclinazione della nave impediva da una lato un facile abbandono nave. E quindi, sono state scene di panico, bambini e persone che si sono gettati di due piani sui tendoni della scialuppe, altre persone si sono arrampicate e sono rimaste per ore sulla chiglia della nave che nel frattempo era emersa perché la nave si è adagiata su un lato". "Non ho visto persone gettarsi in acqua ma ne ho conosciute - racconta ancora Luciano Castro - ho conosciuto e parlato con il comandante in seconda che si è buttato in acqua per raggiungere l'Isola del Giglio, ma ho visto molte persone, anche tra il personale, camerieri (molti asiatici) che erano bagnati, passeggeri bagnati, come un uomo che stava qui accanto a me fino a poco tempo fa e che cercava ancora la moglie". Castro fa così notare: "Gli scogli erano molto vicini, un buon nuotatore poteva raggiungerli facilmente, anche se era pena notte e faceva freddo". Il giornalista spiega quindi che in realtà "le informazioni che ci sono state offerte, tramite gli alto parlanti, non erano corrette, forse volontariamente per non scatenare il caos - aggiungendo - La verità è che forse si è perso un po' di tempo prezioso, perché la nave ha iniziato ad inclinarsi pericolosamente e tante persone hanno avuto difficoltà, c'erano bambini, famiglie e anche persone disabili". Luciano Castro ammette che durante i momenti di panico "ci sono state sicuramente delle situazioni gravi - e rivela - per esempio, la mia scialuppa di salvataggio ad un certo punto era piena, sono state chiuse le cancellate che portavano alla scialuppa, hanno annunciato la procedura per poterla mettere a mare, sono arrivate delle persone, stranieri ma questo poco importa, e hanno forzato il blocco del personale e in una decina sono saliti comunque sulla scialuppa. Questo evidentemente crea molto panico a bordo, perché chi è già sulla scialuppa teme che così carica possa rovesciarsi, possa esserci un danno". "Ci sono state scene di panico negative - continua - ma ho visto anche molta solidarietà, persone che si sono aiutate che si stringevano, che cercavano di far mantenere la calma ai più preoccupati, a coloro che piangeveno e urlavano. Insomma, quando si è in queste situazioni di emergenza emerge ciò che c'è veramente dentro le persone, che sia buono o che sia cattivo".

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