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Napolitano firma manovra, che forse non basta per pareggiare bilancio

Giorgio Napolitano firma la manovra correttiva, ma forse questa non basterà da sola, nonostante le rassicurazioni di Giulio Tremonti, a pareggiare il bilancio entro il 2014.

Comincia con una battuta, per evitare di rispondere ad una domanda, la conferenza stampa dove il ministro del'Economia spiega nel dettaglio la manovra finanziaria. Giulio Tremonti dice infatti di poter dare "il telefonino di Letta" se qualcuno vuole spiegazioni in merito alla norma dai più ribattezzata "salva-Fininvest" sul lodo Mondadori, comparsa a sorpresa e poi ritirata. Inizialmente, però, era stato lo stesso Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ad annunciare che il Capo dello Stato aveva firmato in mattinata il decreto-legge recante "Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria", che sarà legge dai primi di agosto. Giorgio Napolitano spiega che nel dl sono infatti "stati essenzialmente ricondotti i suoi contenuti alle norme strettamente attinenti alla manovra finanziaria ed a quelle suscettibili di incidere con effetto immediato sulla crescita economica". Nonostante questo, in tanti cominciano ad essere seriamente preoccupati per le possibili "ricadute concrete nel Paese", come sottolinea Vasco Errani, tanto che Regioni ed enti locali bocciano la manovra e ne chiedono una "radicale modifica". Rimane poi l'altro grande problema sulla rivalutazione delle pensioni di 13 milioni di cittadini e sul bollo sul conto titoli, visto che Tremonti precisa che saranno "possibili alternative" ma "solo a saldi invariati". E mentre Tremonti spiega che "la crescita non dipende da un atto, non ha un momento istantaneo, ma deriva dall'azione collettiva di tutti, a differenza del bilancio, che dipende da un Governo e da una legge", Beppe Grillo invece ricorda che "siamo ultimi nelle classifiche degli stipendi, tra gli ultimi per libertà di informazione, tra gli ultimi per connettività, superati persino dalla Libia di Gheddafi che stiamo bombardando mentre il Presidente della Repubblica dorme sonni beati, tra gli ultimi per investimenti in ricerca e nell'innovazione, tra gli ultimi come livello di occupazione giovanile, migliaia di aziende chiudono ogni mese. ULTIMI" e che quindi "dovremo abituarci per anni a questa condizione" perché "ci vorrà almeno una generazione per uscirne". Giorgio Napolitano inoltre rileva che "il decreto legge prevede gran parte della manovra necessaria per raggiungere il pareggio del bilancio entro il 2014" ma che "per la restante parte si dovrà procedere con gli ordinari strumenti di bilancio per il triennio 2012-2014 e i relativi disegni di legge collegati". Quasi a voler dire che la manovra correttiva che alla fine varrà ben 68 miliardi non sarà totalmente sufficiente per raggiungere gli obiettivi, nonostante Giulio Tremonti assicuri che il governo è convinto che "quanto disposto con questa manovra ci porta linearmente e strutturalmente sul sentiero di arrivo al pareggio di bilancio". La nota del Quirinale si conclude con un invito di Napolitano affinché "in Parlamento si svolga un confronto realmente aperto". E infatti alla fine di giugno Silvio Berlusconi aveva assicurato che il governo, pur aperto "alle indicazioni dell'opposizione" alla fine metterà la "fiducia sulla manovra".

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