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Monti: manovra "salva Italia" ma non portafogli. Per salvare Euro e UE

Mario Monti espone l'ennesima manovra, che porterà sacrifici ma pensata con equità, naturalmente. Servirà per "salvare l'Italia", o forse soprattutto l'Euro. Dalle pensioni all'ICI-IMU, tra tasse e tagli, tra pianti e rinunce di stipendi.

La manovra "salva Italia" di Mario Monti è stata pensata, ed approvata dal Cdm, naturalmente con "equità", come il premier e il suo governo amano ripetere dal giorno del loro insediamento, ormai oltrepassando per alcuni la soglia dell' "excusatio non petita, accusatio manifesta". Durante la conferenza stampa che enuncia i provvedimenti inseriti in questa ennesima manovra (di 20 miliardi al netto e di 30 al lordo), Monti sottolinea che "l'Italia rischia di macchiarsi della responsabilità di contribuire a far andare in senso negativo l'economia europea, ma è anche il momento in cui l'Italia è capace di trovare la forza in sé per risolvere questi problemi". Addossando su tutti quei sacrifici che andranno a sommarsi, in particolare, su coloro che li hanno sopportati da soli fino a questo momento, anche se il premier sottolinea, ovviamente, che il governo ha "avuto grande cura nel distribuirli nel modo che ci è parso equo", prima di tutto prendendo "misure significative contro l'evasione fiscale". "Voi direte - sottolinea Monti - che è stata una cosa promessa tante volte in passato e che non ha avuto gli sviluppi che avrebbe dovuto. Vedrete che i nostri provvedimenti sono piuttosto incisivi a questo riguardo, ed abbiamo anche sottoposto noi stessi ad una disciplina dimagrante significativa. Quindi la pluralità di sacrifici che noi chiediamo agli italiani vogliamo che siano visti nella prospettiva di un risveglio dell'economia italiana, della società italiana". Una conferenza stampa ricca di patos, con il premier economista che annuncia di rinunciare, per essere partecipe nel sacrificio, al suo stipendio da Presidente del Consiglio e Ministro dell'Economia, e per finire con il ministro del Lavoro Elsa Fornero che scoppia in lacrime (da coccodrillo, penserà forse qualcuno) quando rivela che è stato deciso per il 2012 lo stop all'adeguamento annuale in base all'inflazione per tutte le pensioni, tranne per le "pensioni tra i 480 euro e la doppia della minima" (queste ultime rivalutate però al 50%). Le pensioni, quindi, sopra i 960 euro mensili non saranno più indicizzate. Il che, potrebbe aggiungere qualche diretto interessato, rientra sicuramente tra i sacrifici ma molto meno nell'equità, perché magari vivere con meno (o poco più) di mille euro al mese è difficile già ora, figurarsi poi se l'inflazione farà lievitare i prezzi e i costi. Soprattutto se nel settembre 2012 l'IVA verrà aumentata di due punti percentuali (dal 21 al 23%), anche se si specifica "solo nel caso in cui sia necessario". Ma in tanti sono pronti a scommettere che lo sarà. L'Irpef non aumenta, come da indiscrezioni di questi giorni, ma in compenso arriva l'IMU, l'imposta municipale unica che sostituisce la vecchia ICI. L'IMU si pagherà quindi anche sulla prima casa, pare con un'aliquota dello 0,4% rispetto allo 0,76% dell'aliquota ordinaria. Prevista anche una rivalutazione del 5% degli estimi. Al posto dell'aumento dell'Irpef, inoltre, vi sarà un aumento però dell'addizionale Irpef dallo 0,9 all'1,23%. Arriva poi la tassa per i "beni di lusso", oltre all'aumento del bollo e "non solo sui conti correnti", tra cui l'estensione a depositi titoli e polizze vita. A pagare la tassa sui beni di lusso, inoltre, non saranno solo i proprietari di barche ed elicotteri ma anche quelli delle automobili di grossa cilindrata, visto che nella bozza si leggerebbe che "a decorrere dai pagamenti dovuti dal 1 gennaio 2012 per le autovetture è dovuta un'addizionale erariale della tassa automobilistica, pari a 20 euro per ogni chilowatt di potenza del veicolo superiore a 170 chilowatt (231 hp), da versare alle entrate del bilancio dello Stato". Per cercare di far cassa, inoltre, le accise sui carburanti aumenteranno ancora dal 1 gennaio 2012, mentre è prevista la soppressione degli enti previdenziali Inpdap (Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell'amministrazione pubblica) ed Enpals (Ente Nazionale di Previdenza e di Assistenza per i Lavoratori dello Spettacolo), le cui funzioni saranno passate all'Inps. Mario Monti spiega poi che non è potere del governo "abolire le Province nel decreto odierno" ma precisa che nel provvedimento si è già andato a modificare "profondamente" le Province che, prima di tutto, "vengono riportate alla funzione di organi di indirizzo e coordinamento", eliminando quindi "le giunte provinciali" e "riducendo drasticamente il numero del consiglieri (10, ndr)", come quello dei trasferimenti, pari a "415 milioni a partire dal 2012". Ulteriori tagli, inoltre, per Regioni e Comuni. Sul fronte della crescita gli unici provvedimenti che sembrano essere stati finora adottati sono la deduzione, per le imprese, dall'Ires e dall'Irpef della quota di Irap "relativa alla quota imponibile delle spese per il personale dipendente e assimilato". L'Irap verrà inoltre "sgravata" anche per chi assume "donne e giovani", e poiché tale provvedimento andrà a ridurre il gettito delle entrare per le Regioni, questo sarà "compensato con un aumento dei trasferimenti statali". Il governo promette poi la liberalizzazione dei farmaci di fascia C, che potranno essere venduti nelle parafarmacie. Il governo Monti abbassa poi la soglia della tracciabilità del contanti, che sarà pari a 1000 euro, oltre i quali non sarà più possibile pagare "cash". La soglia si abbassa ulteriormente a 500 euro per i pagamenti effettuati dalle pubbliche amministrazioni. Capitolo a parte quello sulle pensioni (per approfondimento leggi http://is.gd/AcEDqx). La novità più importante è che sono state abolite le cosiddette "quote" (cioè la somma di età più anni di lavoro), tanto che viene eliminato il termine "anzianità" per sostituirlo con quello di "pensione anticipata", che progressivamente quasi nessuno, come osserva qualcuno, sarà in grado di prendere, senza contare che chi uscirà prima dal lavoro verrà penalizzato. Dal 2012 i dipendenti uomini andranno in pensione a 66 anni, mentre gli autonomi andranno in pensione a 66 anni e mezzo. La manovra accelera invece l'aumento dell'età di vecchiaia delle donne dipendenti del settore privato, perché nel 2012 potranno andare in pensione a 62 anni mentre entro il 2018 saranno a quota 66 come gli uomini e le donne del settore pubblico, a partire però dal prossimo anno. Si potrà andare prima in pensione solo "se sarà stata maturata un'anzianità contributiva di 42 anni e un mese per chi li matura nel 2012, 42 anni e due mesi per chi li matura nel 2013 e 42 anni e 3 mesi per chi li matura nel 2014. Per chi esce in pensione anticipata prima dei 63 anni di età dal 2012 avrà una penalizzazione sulla quota liquidata con il retributivo del 3% per ogni anno di anticipo nell'accesso al pensionamento prima dei 63 anni di età", come riporta repubblica.it (http://is.gd/G4hb5I). Vantaggi invece per chi esce dal lavoro più tardi. Elsa Fornero annuncia inoltre che saranno aumentate le aliquote contributive degli autonomi, forse fino a 2 punti percentuali entro il 2018. Il metodo contributivo, infine, sarà esteso per tutti, anche per quei lavoratori che avevano cominciato a versare i contributi prima del 1978 e rientravano nel metodo retributivo. Il sistema pro rata avrà inizio dal 2012. Infine, ma non meno importante, sembra che la manovra voglia terminare in maniera anticipata la circolazione delle lire. L'unica moneta spendibile sarà solo l'euro, la moneta unica vera causa, a detta di molti analisti, della crisi, avendo soppiantato la cara e salvifica moneta sovrana, perché non emessa da quella BCE che ci ha imposto le misure che "il governo dei tecnici" sta ora adottando (leggi "BCE detta all'Italia le regole del gioco. Il requiem della democrazia" - http://is.gd/gI7HVN). Senza alcun dibattito politico e legittimazione da parte dei cittadini, come potrebbe osservare qualcuno.

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