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Manovra: abolizione Province, pensioni "toccate". Ma la quadra non c'è

Da vertice tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi è venuta fuori un'altra manovra: nessun accorpamento dei Comuni ma abolizione della Province. Contributo di solidarietà solo per i parlamentari e un compromesso sulle pensioni.

"Ad una prima lettura" delle notizie emerse dal vertice della maggioranza, spiega Susanna Camusso, leader della CGIL, "l'unica cosa che si capisce è che per tagliare la sovrattassa sui redditi superiori a 150mila euro si costringono tante persone, che magari fanno anche lavori faticosi, a lavorare almeno un anno in più". La manovra bis, quella da 45,5 miliardi che, stando al governo, dovrà portare l'Italia al pareggio di bilancio entro il 2013 (con un anno di anticipo rispetto a quanto inizialmente previsto) è infatti radicalmente cambiata rispetto a quella uscita a Ferragosto dal Consiglio dei ministri. Dall'incontro tenutosi ad Arcore tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, ma a cui hanno partecipato anche il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, il segretario del Pdl Angelino Alfano, il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, quello dell'Interno Roberto Maroni e i capigruppo Pdl di Camera e Senato, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri, emerge infatti che alla fine sono state messe le mani sulle pensioni. E questo nonostante fino a ieri i leader della Lega Nord dichiaravano risoluti che "le pensioni non si toccano". Il compromesso è stato trovato stabilendo che il calcolo sull'età pensionabile verrà effettuato solo in base agli "effettivi anni di lavoro". Ciò dovrebbe voler dire che non verranno calcolati gli anni di servizio militare e quelli universitari, che "verranno scorporati", e computati solo per il calcolo della pensione. Ma questa non è certo l'unica novità. L'accorpamento dei piccoli Comuni non si farà più, e l'articolo verrà sostituito con un nuovo testo che dovrebbe prevedere "l'obbligo dello svolgimento in forma di unione di tutte le funzioni fondamentali a partire dall'anno 2013 nonché il mantenimento dei consigli comunali con riduzione dei loro componenti senza indennità o gettone alcuno per i loro membri". La mobilitazione dell'Anci sembra quindi che sia servita, anche perché dalla "nuova" manovra c'è stato anche un grosso ridimensionamento dei tagli agli enti locali, pari a due miliardi di euro. In compenso, verranno attribuiti "agli enti territoriali maggiori poteri e responsabilità nel contrasto all'evasione fiscale con vincolo di destinazione agli stessi del ricavato delle conseguenti maggiori entrate". Per adesso, invece, non ci sarà alcun innalzamento dell'IVA, anche se l'aumento dell'imposta sul valore aggiunto sarà prevista nella delega fiscale. Come non ci sarà alcun contributo di solidarietà, che rimarrà solo "a carico dei membri del Parlamento", e al suo posto sono state inserite "nuove misure fiscali finalizzate a eliminare l'abuso di intestazioni e interposizioni patrimoniali elusive e con la riduzione delle misure di vantaggio fiscale alle società cooperative". Un provvedimento che si avvicina a quello pensato da Roberto Calderoli (la annunciata "tassa sugli evasori"), che infatti appare al riguardo molto soddisfatto: "Per la prima volta qualcuno dimostra di fare sul serio contro l'evasione colpendo le società di comodo". Infine, verrano abolite tutte le Province e dimezzati il numero di palamentari, ma attraverso la via costituzionale. E se la maggioranza sembra aver trovato nuovamente l'unità, per l'opposizione la famosa "quadra" non c'è. "Non vedo come possano quadrare questi conti nell'insieme - afferma Pier Luigi Bersani del PD - E' una soluzione molto debole e spero non venga valutata troppo pesantemente da chi ci osserva nel mondo". Dello stesso avviso Pier Ferdinando Casini dell'Udc, che spiega: "I conti della manovra non tornano. Temiamo che la stessa sensazione venga percepita dai mercati, perché è fin troppo chiaro che non si gioca con le cose serie: l'abolizione delle Province ad esempio, preannunciata dai telegiornali, è in realtà stata cancellata con un rinvio ad improbabili costituzionalizzazioni". Martedì mattina, intanto, i lavori della Commissione Bilancio al Senato riapriranno con le audizioni dei rappresentanti di Bankitalia, mentre nella tarda serata di ieri viene reso noto che sono stati depositati circa 600 emendamenti alla manovra.

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