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Manovra Monti senza equità. Governo "esattore della povera gente"

Mario Monti espone la manovra davanti a Camera e Senato, ma la tanto annunciata "equità" non viene vista da più parti, in particolare dall'Italia dei Valori, che annuncia di non votare la manovra se il governo chiederà su questa la fiducia.

Prima di sedersi nel salotto di "Porta a Porta" da Bruno Vespa (martedì in seconda serata, con una anteprima alle 20.35 su Rai 1), Mario Monti illustra la manovra (leggi - http://is.gd/SFQypF) davanti a Camera e Senato. "Questo un primo passo, è solo l'inizio" promette (anche se qualcuno forse l'avrà interpretata come una minaccia) Monti, spiegando che "senza questo pacchetto l'Italia crolla, va in una situazione simile a quella della Grecia, paese per il quale abbiamo grande simpatia ma che non vogliamo imitare". Il premier economista aggiunge che le "riforme di grande portata sono possibili e socialmente sostenibili solo se basate su un'equa ripartizione dei sacrifici e la scelta equilibrata delle materie su cui intervenire", ma l'Aula non sembra pienamente concordare con le misure inserite nel pacchetto. Rivolto al PD e al Pdl Monti sottolinea che "nessuno dei vostri gruppi sarà contento e soddisfatto di ciò che abbiamo portato qui" perché "è nella natura di questo governo cercare di far contribuire il paese con sacrifici ragionevoli e distribuiti in modo equo, finalizzati a un'operazione nell'interesse comune". Monti però non sembra aver effettuato quel "miracolo" già osservato da Enrico Letta (http://is.gd/9JedIk), con l'Italia dei Valori che esterna tutta la sua disapprovazione per i contenuti della manovra approvati in Cdm. Massimo Donadi, rivolgendosi direttamente a Monti, è infatti chiaro: "Io glielo devo dire con grande onestà e con grande franchezza, in questa manovra l'equità ce la vede soltanto lei". "Qui l'equità non c'è, signor Presidente del Consiglio - insiste Donadi - Questa è una manovra di stampo ragionieristico, voi siete andati a prendere i soli lì dove era più facile prenderli, dove c'erano sui grandi numeri minori capacità di reazioni, da parte di quella parte del Paese meno capace di interdizione rispetto alle azioni del governo. Ma se andiamo a guardare dal punto di vista sociale, quali sono le fasce sociali davvero colpite da quei due terzi della vostra manovra che sono fatti di maggiori entrate e cioè di maggiori tasse, vediamo che queste proporzionalemnte incideranno molto pesantemente sui redditi medio-bassi e saranno praticamente irrilevanti sui redditi alti". L'Italia dei Valori rimane in particolare estremamente delusa su come sia stata pensata la riforma delle pensioni, ricordando che è vero che "il sistema pensionistico ha bisogno di un intervento che ricreasse equità tra le generazioni" ma chiedendo a Monti: "Mi spiegate cosa centra con l'equità tra le generazioni il blocco della rivalutazione di pensioni di 900 euro al mese? Non siamo neanche alla sopravvivenza con 900 euro al mese, non c'è equità - evidenziando - Questa è una ingiustizia sociale incredibile, inaccettabile". Donadi sottolinea che l'IdV è "consapevole che rispetto alle aspettative dell'Europa che ci chiedeva di centrare con certezza l'obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013, questa manovra dà all'Europa e ai mercati internazionali quella risposta" spiegando però: "Ma all'Europa e ai mercati internazionali non interessa praticamente nulla come noi raggiungiamo quell'obiettivo. Quell'obiettivo invece interessa, e molto, noi che siamo qui in Italia". In realtà il fatto che "all'Europa e ai mercati internazionali non interessa praticamente nulla come noi raggiungiamo l'obiettivo" del pareggio di bilancio non sembra del tutto vero, visto che ad agosto la BCE (a firma di Jean-Claude Trichet e Mario Draghi) inviava al governo Berlusconi una lettera dove si elencavano quali provvedimenti l'Italia avrebbe dovuto adottare per fronteggiare la crisi, indicando inoltre non solo le misure da prendere ma addirittura il calendario secondo cui queste andavano applicate (leggi "BCE detta all'Italia le regole del gioco. Il requiem della democrazia" http://is.gd/gI7HVN). Quelle di Monti sembrano infatti norme che vanno verso la "deregolamentazione anziché controllo statale, liberalizzazione del commercio e della circolazione dei capitali e privatizzazione delle imprese pubbliche", cioè le "armi strategiche nell'arsenale dei governi devoti al mercato e delle organizzazioni economiche mondiali guidate da questi governi, della banca mondiale, del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e dell'Organizzazione mondiale del Commercio (WTO)", come viene spiegato molto bene ne "La trappola della globalizzazione - L'attacco alla democrazia e al benessere" dei giornalisti Hans-Peter Martin e Harald Schumann. L'Italia, infatti, sembra sempre di più sulla via della cosiddetta "politica del 20:80", guidata da "una squadra di professori" chiamati "semplicemente per fare gli esattori fiscali della povera gente", come afferma anche Antonio Di Pietro.

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