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Manovra, Confcommercio: no aumento IVA, sì riforma pensioni

Mentre la manovra correttiva da 45,5 miliardi di euro comincia il suo iter nelle commissioni Affari costituzionali e Bilancio del Senato, la Confcommercio ribadisce il suo no all'aumento dell'IVA mentre auspica "un intervento più incisivo in materia di spesa pensionistica".

Mentre la manovra correttiva da 45,5 miliardi di euro comincia il suo iter nelle commissioni Affari costituzionali e Bilancio del Senato, Ivan Malavasi, Presidente di Rete Imprese Italia (Casartigiani, CNA, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti), auspica l'adozione di "interventi mirati" perché "pur comprendendo le difficoltà del momento e la necessità di misure incisive" si sottolinea che dovrebbero essere "assolutamente preservati tre criteri ispiratori fondamentali", cioè: "la rapidità nell'azione, l'equità nella selezione degli interventi, il carattere strutturale nella riduzione del fabbisogno". Rete Imprese Italia evodenzia infatti che per la crescita è necessario, infatti, un "alleggerimento della pressione fiscale sul lavoro e sulle imprese", perché al contrario "appesantimenti del prelievo rendono meno competitive le aziende e più debole il Paese". Malavasi sottolinea inoltre la viva "preoccupazione" in merito alla scelta di ridurre le risorse per gli Enti Locali perché ciò potrebbe "portare a nuove imposte". "Al contrario - continua Ivan Malavasi - è necessario proteggere dai tagli tutte le politiche di sviluppo per le imprese. Politiche e investimenti che rappresentano leve fondamentali per modernizzare il Paese e sostenere la crescita", e allo stesso tempo "sono da evitare in ogni caso anticipi di imposte, come l'IMU, che contribuiscono ad appesantire la pressione fiscale. I risparmi devono essere realizzati attraverso lo snellimento della macchina burocratica". Il Presidente di Rete Imprese Italia evidenzia inoltre il timore che anche la revisione degli studi di settore finisca "per mascherare l'aumento della pressione fiscale, in tal modo contraddicendo la loro natura di indicatori di ricavi", precisando che "saranno fermamente contrastate modifiche non concordate con le parti sociali". In una nota, invece, la Confcommercio giudica non fattibile l'ipotesi dell'aumento dell'IVA di un punto percentuale per le tre aliquote perché tale provvedimento produrrebbe "effetti depressivi all'intero sistema economico, affosserebbe i consumi e ridurrebbe di oltre un punto percentuale il PIL azzerando le già basse previsioni di crescita della nostra economia, colpirebbe i redditi medio bassi ed indurrebbe inflazione". Al contrario, "Confcommercio ritiene necessario ed urgente fare leva su processi di riduzione della spesa pubblica, di contrasto e recupero di evasione ed elusione, al fine di trovare le risorse indispensabili per sostenere la crescita. Ed è altrettanto evidente che, per raggiungere questo obiettivo, diventa ineludibile un intervento più incisivo in materia di spesa pensionistica, fondato su misure di revisione dei requisiti anagrafici".

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