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Bersani: manovra più figlia di nessuno? Di Pietro: sarà battaglia

Questa volta la manovra, quella aggiuntiva da 45,5 miliardi di euro, sembra che dovrà superare qualche ostacolo prima di essere approvata, perché non piace né all'opposizione né ad una parte della maggioranza, già ribattezzati "frondisti".

Questa volta sembra che la manovra (quella aggiuntiva da 45,5 miliardi) dovrà superare qualche ostacolo prima di essere approvata, al contrario della precedente (quella che sfiora gli 80 miliardi di euro) che è stata approvata in 3 giorni grazie alla "coesione nazionale". Coesione che stavolta sembra non esserci, almeno apparentemente. In tanti, anche all'interno della maggioranza, si dicono infatti insoddisfatti della manovrà così com'è stata progettata, tanto che vi sono circa una decina di "frondisti" del centrodestra che annunciano emendamenti per migliorarla. Tra i punti in discussione, in primis, c'è il contributo di solidarietà, che a quanto pare neanche i calciatori sembrano intenzionati a voler pagare, almeno di tasca propria. Molti vorrebbero l'aumento dell'IVA di almeno un punto, anche se Silvio Berlusconi sembra aver già chiarito che su questo non vi sarà discussione, perché provocherebbe non solo una "contrazione dei consumi" ma anche un "aumento dell'evasione fiscale". Evasione che Antonio Di Pietro afferma bisogna cominciare a debellare, visto che è il male principale della società. Il leader dell'Italia dei Valori, dal suo blog, spiega infatti che "bisogna che il contributo di solidarietà venga dato soprattutto da quell'esercito di evasori fiscali che anche in questa partita, invece, continua a cantare vittoria". L'IdV promette quindi "battaglia" in Parlamento perché stavolta, conclude Di Pietro, "bisogna premiare i cittadini onesti, che contribuiscono alla gestione della res publica, e non mortificarli come fa il governo che continua a premiare gli evasori, i truffatori e i delinquenti". Anche il PD di Pier Luigi Bersani fa sapere che "l'opposizione si farà sentire", avvertendo Berlusconi che "se governo e maggioranza vogliono davvero discutere" con il PD, allora "dovranno tenere conto di due condizioni". La prima "condicio sine qua non" riguarda sempre il contributo di solidarietà, che devono "darlo gli evasori" mentre la seconda concerne "l'equità fiscale" e serie proposte "per la crescita e il lavoro". Nella maggioranza, i cosiddetti "frondisti" dicutono invece per un innalzamento dell'età pensionabile, per la fusione e non l'abolizione delle Province e anche per la dismissione di buona parte del patrimonio immobiliare dello Stato. A rischio, poi, anche gli enti pubblici con meno di 70 dipendenti, tanto che persino la prestigiosa Accademia della Crusca potrebbe chiudere i battenti. Il ministro dei Beni Culturali Giancarlo Galan si dice quindi assolutamente contrario a tale provvedimento, mentre la presidente dell'Accademia della Crusca, Nicoletta Maraschio, annuncia che presto sarà inviata al Capo dello Stato una lettera-appello. Insomma, anche all'interno del centrodestra i problemi da risolvere non sembrano affatto pochi, tanto che Bersani si domanda come sia "possibile che dopo poche ore la manovra non sia più figlia di nessuno?". Sulla libertà di licenziamento attraverso la contrattazione aziendale, altra norma introdotta nella manovra, si oppone invece il capogruppo del PD in commissione lavoro Cesare Damiano, che in un post sul suo blog propone di "cancellare l'obbrobrio voluto dal ministro Sacconi con l'art.8" ricordando che "questa scelta è una pesante invasione di campo nell'autonomia della parti sociali".

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