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Pastori sardi, Betta Caponnetto: "E' morto il diritto a manifestare"

La moglie di Antonino Caponnetto scrive ai pastori sardi per denunciare i fatti di Civitavecchia del 28 dicembre. "Erano 300 pastori sardi che volevano dimostrare, a un popolo assonnato e 'teleinghiottito'" scrivono Nonna Betta Caponnetto e Domenico Bilotta.

Durissima lettera di condanna firmata da Nonna Betta Caponnetto, Presidente Onorario Fondazione Antonino Caponnetto e moglie del compianto magistrato, e da Domenico Bilotta (Responsabile Nazionale Progetto Scuola della Fondazione) inviata al Movimento Pastori Sardi per la repressione che hanno dovuto subire a Civitavecchia il 28 Dicembre 2010 di cui vi abbiamo parlato ("Pastori sardi: non si manganellano gli agnelli" http://is.gd/jJ3XG e "Pastori sardi e le 3 domande sulla "dittatura" al Ministro Maroni" http://is.gd/jK6T6).
I giornalisti a cui esce la lacrimuccia quando nominano Antonino Caponnetto, Falcone e Borsellino dovrebbero infatti provare un po' di vergogna nell'aver sottovalutato o peggio dimenticato di trattare, in modo netto ed esplicito, il "sequestro" dei pastori sardi a Civitavecchia.
"Dov'erano i partiti, i nostri politici, i sindacati, le associazioni, i cittadini quando, martedì 28 Dicembre 300 uomini e donne padri e madri di famiglie, nel porto di Civitavecchia, appena sbarcati dal traghetto proveniente da Olbia, sono stati caricati, malmenati, sequestrati e riaccompagnati a casa come i più efferati dei delinquenti? - scrive Nonna Betta Caponnetto nella lettera ai pastori - Non erano i soliti giovani facinorosi, non erano neppure i bravi giovani che manifestavano contro il ministro Gelmini che improvvisamente il giorno dopo sono diventati tutti cattivi! Non erano neppure i 300 giovani e forti del nostro ignoto Risorgimento! Erano 300 pastori sardi che volevano dimostrare, a un popolo assonnato e 'teleinghiottito', che loro c'erano ed erano pronti a manifestare, a portare a Roma il loro dissenso. Svegliare i cittadini per difendere un loro diritto!".
Elisabetta Baldi Caponnetto poi ricorda ai Pastori Sardi e a chi non conosce la storia e la Costituzione italiana un fatto che ha riguardato la carriera del marito: "Il 27 dicembre 1955 l'allora Pretore di Prato, Antonino Caponnetto, inviò all'appena costituita Corte Costituzionale la richiesta di pronunciarsi a favore di un ragazzo, Enzo Catani, per aver 'distribuito avvisi o stampati nella pubblica strada, o affisso manifesti o giornali, ovvero usato alto parlanti per comunicazioni al pubblico, senza autorizzazione dell'autorità di pubblica sicurezza, com'è prescritto nel detto articolo, o anche, nonostante il divieto espresso di tale autorità'. La Corte Costituzionale dette ragione ad Antonino Caponnetto e dichiarò l'illegittimità costituzionale dell'art. 113 della legge di p.s. in quanto l'autorizzazione ivi prescritta contrastava con l'art. 21 della Costituzione, dove sancisce che 'tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione' ".
Ma i tempi sono cambiati e sono bui anche per la democrazia e la stessa Nonna Betta Caponnetto scrive: "E oggi? Chi ci difende? Non abbiamo più Antonino Caponnetto, Sandro Pertini né i nostri padri costituenti a difendere i valori della nostra Carta! Ci rimane la dignità! Per le forze dell'ordine la dignità si alimenta della memoria dei tanti loro martiri, morti nel difendere lo Stato e dell'obbligo di proteggere la Costituzione e il suo popolo, anche quando devono rispettare un ordine! Per chi ha responsabilità politiche la dignità deriva dal dovere di emanare e rispettare rigorosamente le leggi e la Costituzione e di non essere strumento di trame oscure. Nonno Nino diceva: 'la democrazia si difende nel far pulizia nei propri ranghi per far prevalere la giustizia e la legalità'." La lettera completa ("Proviamo vergogna a essere italiani!") è disponibile sul sito dell'MPS, movimentopastorisardi.org (http://is.gd/k29jR).

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