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Migliaia in piazza perché "Costituzione non fa rima con prostituzione"

Un milione in piazza per gli organizzatori, circa 43mila per la questura. Quel che è certo è che le piazze di tutta Italia erano unite dal tricolore e dalla voglia di difendere la scuola pubblica e la Costituzione più bella del mondo: la nostra.

Un milione in piazza per gli organizzatori, circa 43mila per la questura. Come sempre anche quando si tratta di numeri sembra impossibile avere un dato univoco, conoscere con certezza la verità. Quel che è certo è che in tanti, tantissimi, hanno sentito il bisogno di partecipare alla manifestazione ormai ribattezzata come C-Day, o meglio Costituzione Day (giorno della Costituzione risultava probabilmente troppo retrò). Ad organizzare l'evento Articolo 21, il Popolo Viola, ma tante altre associazioni hanno poi aderito all'iniziativa, per una giornata di protesta a difesa della scuola pubblica e, appunto, della Costituzione. Una manifestazione che ha coinvolto diverse piazze italiane, unite simbolicamente dal tricolore che a Roma, grande 60 mq, ha sfilato per le vie del centro storico insieme al corteo, che da Piazza della Repubblica e arrivato a Piazza del Popolo. Ad attendere i manifestanti, sventolanti la Carta Costituzionale (quella che conosciamo oggi) un palco con la scritta "E' viva la Costituzione". Ma in piazza questa volta si respirava più che altro un ritrovato senso civico. Nelle strade si erano riversati quei cittadini stanchi di veder minare le basi di quell'Italia che si appresta a compiere 150 anni. Stanchi di veder attaccata la scuola pubblica, come se non fosse già abbastanza affossata dalle politiche di questi ultimi anni, forse decenni. Stanchi di sentire continui attacchi diretti alla magistratura e ai magistrati, e veder scardinata la più bella Costituzione del mondo, a detta di tanti giuristi. In piazza tanti gli striscioni, che rappresentavano le più vive preoccupazioni di ognuno. Forse uno dei cartelli più ricorrenti è stato quello che riproduceva l'art. 4 della Costituzione italiana, che stabilisce che "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società", senza contare chi ricordava che "L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento" (art. 33). Gruppi di amici, invece, si sono divisi il Titolo IV della Costituzione, dedicata al terzo potere dello Stato, la magistratura, che sancisce in primis che "La giustizia è amministrata in nome del popolo". Nonostante in piazza ci fosse solo una bandiera, quella italiana, e non quelle dei partiti, in tanti hanno apprezzato il premier di gommapiuma, che passeggiava quasi a braccietto con un altro pupazzo che rappresentava Umberto Bossi, che aveva al collo un cartello con la scritta: "2 milioni di disoccupati ma a Berlusconi interessa solo di non essere processato". E poi ancora cittadini che esibivano manifesti del tipo: "Imputato dimettiti", e "We have a dream: Che il mio Presidente del Consiglio corteggi mia nonna e non mia nipote", e ancora "Costituzione non fa rima con prostituzione". A riassumere forse il pensiero della piazza Dario Franceschini che afferma che il C-Day "è un'altra dimostrazione di come gli anticorpi democratici siano più forti dei virus di Berlusconi".

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