le notizie che fanno testo, dal 2010

Guerriglia a Roma: incappucciati "avevano obiettivo politico"

La grande manifestazione degli "indignati" del 15 ottobre, che si è svolta in centinaia di città in tutto il mondo, a Roma è stata oscurata dagli "incappucciati", un gruppo violento che ha "occupato" e tenuto in scacco la Capitale per diverse ore.

Come sia stato possibile che un esiguo gruppo di "incappucciati" sia riuscito ad attraversare senza essere prontamente bloccato dalle forze dell'ordine un corteo pacifico di centinaia di migliaia di persone che da piazza della Repubblica a Roma scendeva verso via Cavour per confluire a piazza San Giovanni se lo chiedono probabilmente davvero in tanti. Gli ormai ribattezzati "incappucciati", che forse nella Genova del G8 sarebbero stati chiamati black bloc, marciavano infatti davvero con volto coperto da caschi e passamontagna neri, costringendo gli "indignati" pacifici a farsi da parte, temendo immediatamente quello che da lì a poco sarebbe successo. Un video inedito diffuso dall'ufficio stampa di Sel (Sinista ecologia e libertà), e mandato in onda da Rainews verso le 20:42, denuncia infatti che mentre la manifestazione degli "indignati" italiani scorreva pacifica in via Cavour un gruppo senza volto, oltretutto neanche troppo numeroso, camminava compatto facendosi largo tra i manifestanti. Chi tra questi ha provato a reagire ha avuto la peggio, come quel ragazzo (un militante di Sel) ferito alla mano dallo scoppio di un grosso petardo lanciato da questi incappucciati. Poco dopo a Roma è iniziata la guerriglia, concentratasi soprattutto a piazza San Giovanni, e culminata con l'incendio di una camionetta dei carabinieri (questi ultimi per fortuna rimasti illesi). Alla fine la conta dei feriti sembra fermarsi a 70, di cui 3 in condizioni gravi anche se pare non in pericolo di vita. Mentre in tutto il mondo è stata la voce degli indignati ad essere ascoltata, in Italia invece è la violenza di questo gruppo degli incappucciati, che sembrava ben organizzato, a tenere banco, tanto che Nichi Vendola intervistato da Corradino Mineo (direttore di Rainews) precisa che a Roma il 15 ottobre sono andati in scena "due film differenti". "Il primo film è quello che ci ha consentito di vedere un popolo gigantesco, pacifico, colorato, festoso, determinato che era il popolo dell'indignazione, soprattutto ragazzi e ragazze, giovanissimi anche, che a viso scoperto raccontavano la propria vita come un vuoto a perdere, il diritto di futuro - continua il leader di Sinistra ecologia e libertà - Dall'altro, contro questo popolo una pattuglia militarizzata di black bloc che ha innanzitutto aggredito il corteo". Nichi Vendola è infatti convinto che questi incappucciati "avevano un obiettivo politico" cioè "togliere la parola agli indignati, prendersi la scena, non per raccontare come si deve costruire una via nuova contro la crisi ma semplicemente per distruggere, per mettere in scena anche il paradosso" perché, continua il governatore della Puglia, "bruciare l'automobile che magari appartiene ad un disoccupato, aggredire la telecamera magari di un operatore televisivo precario è segno di una violenza cieca, barbarica e assolutamente nemica della democrazia e di chi vuole protestare". Il centro di Roma difatti, per qualche ora, è stato "occupato" da facinorosi che lanciavano bombe carte, sampietrini, incediavano auto e distruggevano vetrine. Il leader del PD Pier Luigi Bersani afferma infatti che "bisognerà capire come sia possibile che una banda di centinaia di delinquenti abbia potuto devastare, aggredire, incendiare e tenere in scacco per ore il centro di Roma". Cosa sarebbe successo, si domanda probabilmente già qualcuno, se invece di una "una banda di centinaia di delinquenti" fosse sceso in piazza un gruppo ben più numeroso e determinato a non abbandonare le strade dopo poche ore? Alcuni tra questi avranno forse anche fatto un salto indietro nella memoria di circa 3 anni e mezzo, quando il 10 marzo del 2008 (Lettera finanziaria, Roma, 15- 12- 2011 - http://is.gd/oDMaTo; http://is.gd/irrTwr) Beppe Grillo "profetizzava" cosa sarebbe successo il "15 dicembre 2011" a Roma, cioè più o meno quello che successe in Argentina durante la crisi del 2001-2002, e che viene raccontata molto bene dal documentario del 2003 di Fernando Ezequiel Solanas, dal titolo eloquente "Diario del saccheggio". Ciò che impressiona è che sembra venir descritta la politica che il nostro Paese sta adottando attualmente per uscire dalla crisi, non troppo dissimile a quella intrapresa prima di noi dall'Argentina e poi dalla Grecia. Anche per questo in tanti si augurano, come sottolinea bene Nichi Vendola sempre a Rainews, che la politica non "strumentalizzi" le violenze avvenute a Roma, magari "rimuovendo le domande di questa generazione che in tutto il mondo sta ponendo alla politica, sta ponendo all'economia, sta ponendo al potere". "Se pensano di usare la violenza come una sorta di inaspettato alleato per parlare d'altro fanno un errore gravissimo - conclude il leader di Sel - Noi abbiamo il dovere, tutti, di isolare e di bonificare i territori di violenza. Ma abbiamo un dovere ancora più grande, che è quello di ascoltare la vita dei figli che chiedono ai padri dov'è la strada del futuro". Nella speranza che non sia senza uscita.

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: