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Daspo anche per manifestazioni pubbliche. E' incostituzionale?

Secondo Mantovano, sottosegretario all'Interno, scarcerare i 23 fermati durante le proteste a Roma "crea un deficit di prevenzione" e così propone di estendere il Daspo anche alle manifestazioni di piazza. Con buona pace delle delle libertà e dei diritti civili.

Al governo non sembra essere proprio andato giù che la magistratura, indipendente nei suoi poteri e nelle sue decisioni per Costituzione, abbia stabilito di scarcerare i 23 manifestanti fermati durante la manifestazione di Roma avvenuta mentre in Parlamento si votava per la fiducia a Berlusconi (14 dicembre).
Dopo il rilascio dei 23 manifestanti il Ministro degli Interni Roberto Maroni si è lamentato del fatto che ora ci sarà "il rischio che nei prossimi giorni ripetano le violenze" mentre il Guardasigilli Angelino Alfano invia addirittura degli ispettori che dovrebbero valutare l'operato del Tribunale di Roma, nonostante la Costituzione sancisca la netta separazione tra i poteri (esecutivo, giudiziario, legislativo) perché solo in questa maniera vi sarà la garanzia di una imparzialità delle leggi e della loro applicazione.
Probabilmente non pienamente soddisfatti di questa grave interferenza tra poteri, denunciata anche dall'ANM (Associazione nazionale magistrati), il governo sembra voler prendere a pretesto la "guerriglia" di Roma per poter estendere il Daspo anche alle manifestazioni di piazza.
Un provvedimento che dovrebbe far accapponare la pelle tutti i sostenitori (almeno quei pochi rimasti) delle libertà civili.
D.A.SPO. è l'acronimo di Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive e "vieta al soggetto ritenuto pericoloso di poter accedere in luoghi in cui si svolgono determinate manifestazioni sportive" come si legge anche su Wikipedia.
Il provvedimento viene emesso dal questore per una durata che può variare da uno a cinque anni, in base alle modifiche del cosiddetto Decreto Amato (2007), e può anche essere accompagnato dall'obbligo di presentazione presso un'ufficio della polizia mentre è in corso la "manifestazione vietata".
Il Daspo presenta già ora (che è solo per gli eventi sportivi) molti dubbi di inconstituzionalità perché può essere emesso semplicemente dietro una denuncia, e non dopo una condanna penale. Nel 2002 la Corte Costituzionale ha sancito il Daspo tra le misure preventive, che vengono revocate dopo il processo se si è assolti. Ma si capisce bene che in uno Stato dove i processi durano anche decine di anni questa restrizione va a cozzare con alcune libertà fondamentali, come appunto quella della libera circolazione.
L'articolo 16 la nostra Costituzione, infatti, sancisce che "ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza" e che "nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche".
Estendere il provvedimento del Daspo alle manifestazioni di piazza significa quindi non solo impedire ad un cittadino di "circolare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale" ma negherebbe il diritto "di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione" (articolo 21 della Costituzione).
La volontà di "estendere" il Daspo alle manifestazioni pubbliche pur con "tutti gli adattamenti del caso" è una proposta di Alfredo Mantovano perché, secondo il sottosegretario all'Interno, "l'immediata liberazione degli arrestati crea un deficit di prevenzione".
Secondo Mantovano l'estensione del Daspo alle manifestazioni di piazza è utile per 3 motivi:
prima di tutto permette di contare su uno strumento in più sul piano della prevenzione quando il processo si è risolto in una presa in giro; quindi di avere un di più sul piano della repressione, allorché si accerti il Daspo è stato violato; in generale, permette di conoscere preventivamente, e non sulla base di mere informative, i soggetti da tenere distanti dalla piazza, nell'interesse stesso dei manifestanti con intenzioni pacifiche".
E con buona pace dei diritti civili.
Stando a questi presupposti, allora, si potrebbe applicare il Daspo in ogni ambito. Per esempio qualcuno potrebbe proporre che anche deputati e senatori, a seguito di una denuncia, dovrebbero tenersi lontani dalle Aule parlamentari perché potrebbero creare, paradossalmente, dei "deficit di prevenzione della legalità".

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