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Schizofrenia: sorpresa, il cervello autoguarisce

La schizofrenia rimane una malattia alquanto misteriosa per la scienza. I farmaci per questo disturbo mentale sono per lo più usati per gestire i sintomi, ma non per guarirla una volta per tutte, dato che ancora le cause della schizofrenia non sono perfettamente conosciute. Una nuova ricerca apre orizzonti inaspettati per nuovi trattamenti: il cervello autoguarisce e la perdita di materia grigia e di sinapsi viene in qualche modo colmata da nuovi tessuti cerebrali.

La schizofrenia colpisce più di 21 milioni di persone nel mondo (secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità) e generalmente insorge nella tarda adolescenza o all'inizio dell'età adulta, quando il cervello si sviluppa "selezionando" le propre sinapsi. In generale questa malattia che può portare a gravi disturbi mentali accompagnati da psicosi, disturbi nell'organizzazione del linguaggio, alterata percezione del senso di sé e allucinazioni visive ed uditive, rimane per la scienza alquanto misteriosa.

La maggior parte dei farmaci usati per trattare la schizofrenia, di solito antipsicotici, viene somministrato infatti per curare più che altro i sintomi e gli effetti della malattia. Ugualmente per la psichiatria le origini della schizofrenia sono ancora piuttosto ampie, andando da una predisposizione genetica unita a fattori ambientali e sociali, fino al consumo di sostanze stupefacenti (non solo l'LSD alla Syd Barrett, ma anche la cannabis è associata ad un autmento di psicosi).

La schizofrenia è comunque legata ad una perdita di un buon numero delle sinapsi del cervello e ad una perdita di materia grigia, anche se la causa di questo "dimagrimento" del cervello non è ancora conosciuta. Recentemente alcuni ricercatori della Harvard Medical di Boston e del Broad Institute a Cambridge (nel Massachusetts) hanno ipotizzato come il rischio di schizofrenia possa crescere per via di una scrittura errata di un gene, anche se l'ipotesi non è definitiva.

Ma questa malattia mentale, che causa alti costi sociali e problemi di integrazione a chi ne è affetto, potrebbe in futuro essere trattata in maniera più "naturale" facendo leva sulla capacità del cervello di "autoguarirsi". Una possibile autoguarigione della schizofrenia è infatti la chiave di lettura di una nuova ricerca pubblicata su Psychology Medicine e firmata da Lena Palaniyappan della London Health Sciences Centre (LHSC).

La ricerca si è basata su un relativamente piccolo campione formato da 98 pazienti che soffrivano di schizofrenia, comparato con 83 persone che non avevano la malattia. I "ferri del mestiere" usati nello studio sono stati la MRI (che significa Magnetic Resonance Imaging, cioè la "nostra" risonanza magnetica tomografica - RMT) e l'analisi di covarianza.

Gli strumenti e le tecniche, molto precise, sono serviti per registrare gli aumenti di tessuto cerebrale nei pazienti malati. I ricercatori hanno infatti scoperto che chi soffre di schizofrenia (da lungo tempo) ha la facoltà di "riparare" il proprio cervello, "ispessendone" delle regioni, probabilmente per "colmare" la materia grigia e i collegamenti delle sinapsi perdute.

Quindi, se da una parte la schizofrenia è stata indicata come una "malatta degenerativa" che porta il cervello ad impoverirsi di materia grigia, ecco che i ricercatori londinesi hanno scoperto come il cervello degli schizofrenici tende a "riorganizzarzi" e a riparare se stesso. Nei pazienti malati la perdita di materia grigia è stata costantemente accompagnata da un "aumento dello spessore distribuito in varie regioni del cervello", sostengono infatti da Londra.

Inoltre gli autori della ricerca hanno osservato come la "quantità" di materia cerebrale persa non sia sempre direttamente proporzionale all'aggravarsi della malattia. E' possibile, sperano i ricercatori, che questi risultati possano portare a delle terapie e a nuovi farmaci che sfruttino la capacità del cervello di "autoguarire" la schizofrenia.

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