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Scoglitti: libero perché tentò rapimento bimba per "non oltre 45 secondi". Polemiche

Non si placano le polemiche dopo la decisione della Procura di Ragusa di rimettere in libertà un indiano di 43 anni che ha tentato di rapire una bambina di 5 anni sulla spiaggia di Scoglitti. Poiché il tentato rapimento è durato "per non oltre 45 secondi" e l'uomo si è allontanato "per non più di 10 metri" il codice penale infatti non prevede la carcerazione preventiva.

Non si placa la polemica attorno alla decisione della Procura di Ragusa di denunciare a piede libero Ram Lubhay, un indiano di 43 anni che nel pomeriggio del 16 agosto ha tentato di rapire una bambina di 5 anni, per motivi ancora da accertare, sottraendola ai genitori sulla spiaggia di Scoglitti (Vittoria). Siccome però la bambina è stata presa da questo perfetto sconosciuto "per non oltre 45 secondi, allontanandosi per non più di 10 metri" allora l'uomo non può essere arrestato, sostengono i magistrati assicurando di stare adottando il codice alla lettera.

Forse troppo, come si lamentano diversi cittadini, che hanno commentato la vicenda sul web, ed anche i genitori della piccola. Spiega infatti la madre della bimba in una intervista a News Mediaset: "Voglio solo dire che io vomito davanti alla legge italiana. Perché ho compreso che è stata applicata proprio la legge nei minimi particolari. Ci è stato detto che non ha concluso il reato: lo dovevamo perdere di vista per poter dire che si stava portando via la nostra bambina. - ed osserva - Si è fermato perché noi l'abbiamo fermato".

"Si usa la carcerazione preventiva anche solo sulla base di qualche intercettazione e poi di fronte a un fatto accaduto sotto gli occhi di tutti non si agisce" denuncia anche Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d'Italia domanda quindi: "Ma il CSM e anche il ministro della Giustizia non hanno nulla da dire sull'operato del magistrato che ha lasciato in libertà un criminale?".

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha quindi deciso di avviare accertamenti sulla vicenda, anche se viene chiarito che le valutazioni affidate alla discrezionalità del magistrato "non sono sindacabili" e solo se fossero ravvisabili "abnormità o violazioni di legge tali da essere sottoposte a valutazioni disciplinari" il Ministero agirà di conseguenza.

Il procuratore della Repubblica Carmelo Petralia difende però l'operato del suo sostituto che ha rimesso per ben due volte in libertà (anche dopo il secondo interrogatorio) l'indiano. All'Ansa chiarisce infatti: "L'attività condotta dalla collega Giulia Bisello è irreprensibile perché non c'erano spazi giuridici per la custodia cautelare dell'indagato. È probabile però che chiederemo il giudizio immediato".

Lucio Malan di Forza Italia domanda comunque come il pm possa "negare il pericolo di ripetizione del reato". Intanto, l'avvocato Biagio Giudice, legale di fiducia di Ram Lubhay, spiega che il suo assistito "ha risposto a tutte le domande del pm, ha fornito la propria versione dei fatti e si è proclamato innocente".

Riguardo all'intervendo del Ministero, Petralia sottolinea che avrebbe invece preferito una "dichiarazione di solidarietà nei confronti di un magistrato che applica la legge e che è fatta segno di pesanti e volgari offese di internauti, esponenti politici e non".

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