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Totò Riina: fu Borsellino ad azionare la bomba, telecomando nel citofono

Nuove rivelazioni emergono dalle intercettazioni tra il capo di Cosa nostra, Totò Riina, e il boss pugliese Alberto Lorusso. Secondo il racconto di Totò Riina, la bomba che il 19 luglio 1992 scoppiò in via d'Amelio, a Palermo, fu azionata proprio da Paolo Borsellino, poiché il telecomando sarebbe stato piazzato dentro il citofono della palazzina dove abitava la madre del procuratore.

Mentre prosegue la trasferta romana al carcere di Rebibbia per il processo sulla presunta trattativa Stato-mafia, Totò Riina torna a parlare. Il processo sulla trattativa Stato-mafia è portato avanti dai pm Nino Di Matteo, Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia e Vittorio Teresi. Proprio Di Matteo è stato oggetto di minacce da parte di Totò Riina, che ultimamente sembra aver molta voglia di raccontare cosa sarebbe successo nel periodo delle stragi approfittando dell'ora d'aria che il 41 bis concede al capo di Cosa nostra assieme al boss pugliese Alberto Lorusso. Come ricorda il Movimento Agende Rosse, nel processo sulla trattativa Stato-mafia, di competenza della Procura di Palermo, i pubblici ministeri dovranno accertare le responsabilità di chi è accusato di aver aperto un dialogo con Cosa nostra, al fine di far cessare la strategia stragista messa in atto nei primi anni '90. Tra gli imputati, oltre a boss mafiosi (Totò Riina, Leoluca Bagarella, Antonino Cinà) figurano anche collaboratori di giustizia (Giovanni Brusca), ex politici (Nicola Mancino, Marcello Dell'Utri), ex ufficiali del Ros (Mario Mori, Antonio Subranni, Giuseppe De Donno) e Massimo Ciancimino. Nel carcere di Roma Rebibbia verranno invece interrogati in questi giorni i collaboratori di giustizia Gaspare Spatuzza e Paolo Bellini, ex esponente di Avanguardia nazionale e latitante per un periodo in Brasile, trafficante di mobili d'arte e indagato per la strage alla stazione di Bologna. Gli investigatori della Dia intanto stanno finendo di trascrivere le intercettazioni tra Totò Riina e il boss pugliese Alberto Lorusso, ed emergono nuove rivelazioni. Nel novembre scorso, infatti, il capo di Cosa nostra ha raccontato come sarebbe stata fatta esplodere la bomba che il 19 luglio 1992 scoppiò in via d'Amelio, a Palermo, uccidendo Paolo Borsellino e cinque poliziotti della scorta. Finora, non è mai stato chiaro chi premette il telecomando che azionò la bomba piazzata nella Fiat 126. Stando a quanto dice Totò Riina in carcere, la bomba fu azionata proprio da Paolo Borsellino, poiché il telecomando sarebbe stato piazzato dentro il citofono della palazzina dove abitava la madre del procuratore.

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