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Provenzano tenta suicidio in carcere. Sappe: tentativo di simulazione

Bernardo Provenzano, il "capo dei capi" della mafia siciliana, ha tentato il suicidio nel carcere di Parma, dove è detenuto, salvato dall'intervento di un agente della polizia penitenziaria del Gom (Gruppo Operativo Mobile).

Ancora un tentato suicidio, l'ennesimo in queste ultime settimane, fatto che sembra cominciare a preoccupare anche le statistiche. Questa volta però non è la crisi economica ad aver innescato l'istinto suicida, perché a cercare di togliersi la vita è stato il boss mafioso Bernardo Provenzano, 79 anni.
Provenzano, arrestato nel 2006 (dopo 43 anni di latitanza) e trasferito da Novara al carcere di Parma, a causa delle sue condizioni di salute, circa un anno fa, ha tentato di suicidarsi infilandosi un sacchetto di plastica in testa. La tragedia è stata evitata solamente grazie al pronto intervento, e alla costante vigilanza, di un poliziotto penitenziario del Gom (Gruppo Operativo Mobile). Il tentativo di suicidio è avvenuto nella tarda serata di mercoledì 9 maggio, anche se la notizia è filtrata solo dopo 24 ore. Da molto tempo i legali Bernardo Provenzano chiedono la sospensione del 41 bis (carcere duro), perché "Binnu u tratturi" (Bernardo il trattore, per la violenza con cui recideva le vite dei suoi nemici), "è molto malato, rischia la morte ogni giorno". Il boss Provenzano soffrirebbe ancora i postumi di un cancro alla prostata, è stato colpito da una ischemia, e soffrirebbe di tutti quei sintomi, come tremori e movimenti rallentati, che farebbe pensare al morbo di Parkinson.
"Venga detenuto ma in condizioni civili" chiedono i legali di Bernardo Provenzano. Una richiesta difficile a tradursi visto che da tempo la maggior parte delle carceri italiane non possono certo definirsi come dignitose, tanto che anche il segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria Osapp, Leo Beneduci, sottolinea come "Provenzano, per i misfatti compiuti deve scontare il carcere fino alla fine dei suoi giorni, perché, se così non fosse, sarebbe l'irrimediabile sconfitta dello Stato" e che quindi "al di là delle parole e delle buone intenzioni del governo e, in particolare, del ministro della Giustizia è davvero arrivato il momento di interventi incisivi per ridare dignità a tutto il sistema carcerario, a cominciare dalla polizia penitenziaria".
L'Osapp sottolinea quindi come il tentato suicidio di Bernardo Provenzano "è stato sventato solo grazie alla solerzia degli uomini del Gom della polizia penitenziaria - concludendo - la sola, ormai, rimasta a fronteggiare la disfatta del sistema carcerario italiano".
In seguito il legale di Bernardo Provenzano, Rosalba di Gregorio, si domanda cosa ci facesse "un sacchetto di plastica in una cella dove si trova un detenuto sottoposto al 41 bis", chiedendo quindi che sia aperta "un'inchiesta per capire alcuni fatti anomali di questa vicenda", spiegando: "Innanzitutto per capire cosa ci facesse un sacchetto di plastica nella cella di un detenuto al 41 bis. Solo alcuni giorni fa abbiamo discusso in aula una perizia psichiatrica. Io avevo posto il problema che vi era un evidente decadimento fisico e psichico, ma i periti nominati dalla corte non sono stati di questro avviso e hanno escluso controindicazioni al regime carcerario. Oggi invece veniamo a conoscenza di questo fatto".
Pensa invece che sia solamente un "maldestro tentativo di simulazione di suicidio" il sindacato autonomo della polizia penitenziaria Sappe, con il segretario generale Donato Capece che fa notare come "non a caso, le modalità del presunto tentativo sarebbero avvenute quasi in presenza del preposto di polizia penitenziaria addetto alla sorveglianza del detenuto - aggiungendo - poliziotto che comunque è stato bravissimo ad intervenire nell'immediatezza per scongiurare che anche il maldestro tentativo potesse in realtà avere gravi conseguenze".

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