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Funerale Casamonica: a che serve fare martire della mafia don Pino Puglisi?

A che cosa è servito fare beato don Pino Puglisi, il primo martire della mafia proclamato da Papa Benedetto XVI, se a Roma e nella Basilica di San Giovanni Bosco è possibile celebrare in maniera così appariscente il funerale di Vittorio Casamonica, esponente dell'omonimo clan ritenuto responsabile di attività illecite come usura, racket e traffico di stupefacenti? C'è chi a questo punto spera in una parola di condanna da parte di Papa Francesco, che poco tempo fa aveva scomunicato i mafiosi.

"Le scene viste fuori dalla chiesa dove - con uno sfarzo e un dispiegamento di mezzi, banda musicale, elicottero che lanciava petali di rose, che immaginiamo autorizzato - si sono svolti i funerali di Vittorio Casamonica, non possono lasciarci indifferenti" dichiara Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera, commentando lo l'appariscente funerale del 65enne esponente dell'omonimo clan ritenuto responsabile di attività illecite come usura, racket e traffico di stupefacenti nell'area Sud-Est della città di Roma. Il funerale di Vittorio Casamonica è stato celebrato nella Basilica di Don Bosco a Cinecittà, la stessa che nel 2006 negò i funerali a Piergiorgio Welby mentre non ebbe problema a commemorare le esequie del boss della Magliana Renato De Pedis (poi sepolto nella Chiesa di S. Apollinare). Alle polemiche che investono il mondo politico, tanto che il ministro dell'Interno Angelino Alfano ha chiesto una dettagliata relazione al prefetto Franco Gabrielli, si aggiunge lo sconcerto di molti fedeli cattolici. All'ingresso della Basilica di San Giovanni Bosco, infatti, sono state affisse tre immagini del boss Vittorio Casamonica, tra cui una in cui il boss sovrasta il Cupolone ed appare vestito come il Papa. In un'altra foto, invece, la scritta: "Hai conquistato Roma, ora conquisterai il Paradiso".

"Non è qui ovviamente in discussione il diritto di una famiglia di celebrare i funerali di un suo membro e la partecipazione di amici e conoscenti" spiega bene don Luigi Ciotti, precisando però che "grave è l'evidente strumentalizzazione di un rito religioso per rafforzare prestigio e posizioni di potere. Sappiamo che le mafie non hanno mai mancato di ostentare una religiosità di facciata, 'foglia di fico' delle loro imprese criminali". Come giustifica infatti la Chiesa il fatto che nel passato siano state vietate delle processioni per il sospetto di "inchini" davanti alle case di famiglie malavitose mentre in questo caso è stato addirittura permesso di affiggere delle gigantografie stile "santo" davanti ad una delle Basiliche più importanti di Roma?

Il parroco don Giancarlo Manieri sostiene che "l'esponente di un clan è comunque dentro la Chiesa" mentre il Vicariato di Roma lo difende affermando che "le sue competenze sono circoscritte a quanto accade all'interno" della Chiesa di Don Bosco. Quindi, seguendo tale ragionamento, chiunque potrà affiggere da ora in poi in occasione di funerali e magari matrimoni delle gigantografie, per esempio, davanti alla Basilica di Santa Maria Maggiore o perché no sulla facciata di San Pietro. Oppure, si domanda già qualche fedele esterrefatto per quanto ha potuto osservare durante i funerali di Vittorio Casamonica, tale trattamento è riservato solamente a chi ha potere e soldi? Luigi Ciotti osserva infatti che "a maggior ragione dopo la scomunica di Papa Francesco dei mafiosi e dei loro complici, è compito della Chiesa denunciarla e ribadire che non può esserci compatibilità fra la violenza mafiosa e il Vangelo". Ma il parroco della Basilica di Don Bosco si giustica solamente sostenendo: "Le scomuniche del Papa ai mafiosi? Bisogna chiederlo in alto, non a me". Ed in "alto" finora tutto tace. C'è chi spera quindi a questo punto una frase di condanna da parte di Papa Francesco, lo stesso che nel 2013 ha proclamato beato don Pino Puglisi, il primo martire della mafia proclamato da Papa Benedetto XVI.

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