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Lupi tornano prede dopo 46 anni: Gentiloni non riapra la caccia

Dopo 46 anni in Italia potrebbe riaprirsi la caccia ai lupi. La Conferenza Stato Regioni deve infatti approvare il nuovo piano nazionale di conservazione che prevede anche l'uccisione dei lupi. Enpa, Lac, LAV, Lipu e Lndc si appellano quindi a Paolo Gentiloni.

Da domani, martedì 24 gennaio, i lupi rischiano di trasformarsi nuovamente in prede, dei cacciatori italiani. La Conferenza Stato Regioni sarà infatti chiamata ad approvare il nuovo piano nazionale di conservazione che prevede anche l'uccisione dei lupi. Dopo 46 anni di protezione assoluta, che ha consentito di allontanare lo spettro dell'estinzione, ora il nostro Paese vuole infatti invertire la rotta consentendo di uccidere i lupi.

"Istituire la caccia al lupo è contro qualsiasi logica ed etica ambientale e rischia di rimettere in discussione lo stato di conservazione del lupo in Italia, anche attraverso un indiretto ma probabilissimo incentivo agli atti di bracconaggio contro la specie" denunciano in una nota congiunta Enpa, Lac, LAV, Lipu e Lndc, ricordando che "per i lupi non sono possibili abbattimenti realmente selettivi e gli effetti di tali abbattimenti sono sempre imprevedibili".

Le organizzazioni animaliste spiegano infatti che "i comportamenti predatori non diminuirebbero ma potrebbero invece aggravarsi, come successo in altri Paesi. Infine, - sottolineano - la misura degli abbattimenti non avrebbe alcun effetto positivo sulle tensioni sociali e anzi potrebbe aggravarle, con la richiesta di nuovi e continui abbattimenti e una maggiore tolleranza verso atti di bracconaggio e di 'giustizia' privata".

Tra i primi a lamentarsi dell'aggressività dei lupi sono i pastori ma è bene rammentare che per esempio in Toscana "appena lo 0,3% del patrimonio zootecnico ovino colpito nel 2014 sia legato a predazioni" e questo nonostate "le cosiddette 'misure preventive', che dovrebbero garantire la convivenza tra il lupo e attività umane come la pastorizia e l'allevamento, non vengono affatto applicate" visto che "ben il 98% degli allevamenti analizzati non è sorvegliato dal pastore, l'85% non ha recinti anti predatore, il 57% non ha cani da guardia, il 41% ha solo due cani per 500 pecore" come ricordava il MoVimento 5 Stelle già nel giugno scorso.

Enpa, Lac, LAV, Lipu e Lndc si appellano quindi al premier Paolo Gentiloni affinché non venga ricordato come colui che, dopo 46 anni, ha riaperto la caccia ai lupi.

© riproduzione riservata | online: | update: 23/01/2017

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