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Libertà di stampa RSF: Italia perde 4 posizioni. Ma tutta l'UE va male

L'Italia perde altre 4 posizioni nella classifica sulla libertà di stampa di Reporters sans Frontieres e si conferma tra i Paesi con "problemi significativi" per i giornalisti. In Italia d'altronde è ancora in vigore una legge che prevede il carcere per i giornalisti. Ma in tutta Europa la libertà di stampa è sempre più minacciata a causa di una legislazione che consente il monitoraggio su larga scala (giustificato con la lotta al terrorismo) e un aumento dei conflitti d'interesse.

L'Italia perde altre 4 posizioni nella classifica sulla libertà di stampa di Reporters sans Frontieres. Dal già non lusinghiero 73esimo posto del 2015 l'Italia scende infatti al 77esimo posto (perdendo 0,99 punti nello score globale), confermandosi tra quei Paesi con "problemi significativi" nel garantire la libertà di stampa e di espressione perché "il livello di violenza contro i giornalisti (l'intimidazione verbale o fisica, le minacce di morte, ecc.) è molto preoccupante" come sottolinea Reporters sans Frontieres. Le minacce sono rivolte in particolare a quei giornalisti che indagano contro la corruzione e la criminalità organizzata. Reporters sans Frontieres segnala inoltre in particolare che due giornalisti rischiano di essere condannati a 8 anni di carcere: si tratta di Gianluigi Nuzzi e Emiliano Fittipaldi a processo presso la Santa Sede dopo la pubblicazione dei loro due libri (rispettivamente "Via Crucis" e "Avaria") che hanno fatto esplodere lo scandalo Vatileaks 2. Da sottolineare che Nuzzi e Fittipaldi devono però difendersi dall'accusa di aver "sollecitato ed esercitato pressioni" sugli altri imputati e "soprattutto su Vallejo Balda" al fine di "ottenere documenti e notizie riservati, che poi in parte hanno utilizzato per la redazione di due libri usciti in Italia nel novembre 2015".

Vaticano a parte, nonostante i continui solleciti anche da diversi organi costituzionali in Italia è ancora in vigore una legge che prevede il carcere per i giornalisti, norma che molti politici vorrebbero modificare pensado però di "punire" chi riporta notizie scomode con multe vertiginose e impensabili da pagare per una categoria sempre più precaria e senza diritti.

La classifica di Reporter senza frontiere è una lista di 180 Paesi che tenta di fotografare lo stato della libertà di stampa di ognuno sulla base di alcune valutazioni quali il pluralismo, l'indipendenza dei media, la qualità del quadro giuridico, l'auto censura, la sicurezza dei giornalisti e la trasparenza e la qualità delle infrastrutture atte a sostenere la produzione delle informazioni. Non è invece un indicatore della qualità della produzione giornalistica in un Paese (anche perché in questo caso è probabile che l'Italia sprofonderebbe nelle ultime posizioni). La classifica viene stilata in base alle risposte date da giornalisti, avvocati e sociologi sulle 87 domande poste da RSF.

Reporters sans Frontieres plaude in particolare la Tunisia che, pur attestandosi al 96esimo posto (come l'Italia tra i Paesi con "problemi significativi" per la libertà di stampa), risale di ben 30 posizioni (più 7.08 punti nello score globale) e si piazza in cima alla classifica se si considera solo il mondo arabo. Da ricordare che a vincere il Premio Nobel per la Pace 2015 è stato tra l'altro il Quartetto per il dialogo nazionale tunisino.

E' invece in Sud Sudan la situzione peggiore nel continente africano, scendendo al 140esimo posto (meno 15 punti) poiché dal 2013, quando è scoppiata la guerra, i giornalisti sono continuamente vittime della violenza del conflitto e di una campagna di intimidazione lanciata dalle autorità locali. RSF conferma inoltre che il Nord Africa e il Medio Oriente rimangono le aree più pericolose per svolgere il lavoro di giornalisti. Ma purtroppo nel corso del 2015 la libertà di stampa si è deteriorata anche nelle Americhe a causa delle crescenti tensioni politiche in molti Paesi, causate anche dalla recessione economica e dall'incertezza sul futuro. Da segnalare infine la Cina, ferma al 176esimo posto, ma anche e soprattutto il fatto che in tutta Europa la libertà di stampa è sempre più minacciata a causa di una legislazione che consente il monitoraggio su larga scala (giustificato con la lotta al terrorismo) e un aumento dei conflitti d'interesse.

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