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Liberalizzazioni farmacie: colossale inganno dei titolari di farmacia

Entro il 20 gennaio il governo Monti presenterà il primo decreto sulle liberalizzazioni delle professioni. Le categorie sono in agitazione, e il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti avverte: "I titolari di farmacia, attraverso i propri rappresentanti, stanno perpetrando un colossale inganno al Governo e ai cittadini".

Il governo Monti ha annunciato già da tempo che priorità del suo programma sono le liberalizzazioni delle professioni, e infatti il sottosegretario Antonio Catricalà annuncia che entro il 20 gennaio sarà pronto un primo decreto "per portarlo il 23 in Europa", visto che ormai sembra che a decidere le sorti del nostro Paese non è più il Parlamento italiano ma Bruxelles. Poche le indiscrezioni finora in merito al prossimo decreto, ma quelle riportate dai vari organi di stampa sono sufficienti per scontentare questa o quella categoria. Sulle farmacie, secondo Catricalà, "non si tratta di ampliare i mercati ma di ridurre i prezzi", spiegando che "serve un ampliamento della pianta organica particolarmente rilevante". Si ipotizza così, riporta l'Ansa, "di rivedere il numero di abitanti per l'apertura di nuovi esercizi e di vendere anche nella grande distribuzione e nelle parafarmacie alcuni farmaci di fascia C. E tra le richieste c'e' anche quella di intervenire sull' 'ereditarietà' delle farmacie" (http://is.gd/jb2mhS). Il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti (MNLF), in un comunicato stampa, avverte però che "i titolari di farmacia, attraverso i propri rappresentanti, stanno perpetrando un colossale inganno al Governo e ai cittadini" perché "dichiarandosi contrari alla liberalizzazione della fascia C, ma disponibili all'abbassamento del quorum sino a 3.500 abitanti per farmacia, prendono in giro le Istituzioni e il Paese". "L'obbiettivo è quello di sempre: non cambiare nulla dell'attuale assetto monopolistico detenuto" denuncia il MNLF, spiegando chiaramente: "Dati alla mano e facilmente verificabili, con l'abbassamento del quorum a 3.500 non si aprirebbero che poche centinaia di farmacie, per la precisione 301 nei comuni con popolazione superiore a 70.000 abitanti. Gli italiani non si accorgerebbe nemmeno del cambiamento. Zero farmacie a Milano, Napoli Torino, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Catania, Trieste. Una sola farmacia in più a Trento, Piacenza, Ancona, Brindisi, Varese". Il Presidente MNLF Vincenzo Devito si domanda quindi: "E' questa la liberalizzazione del settore di cui ha bisogno il Paese? Il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti crede proprio di no" perché, continua, "è inutile liberalizzare il prezzo dei farmaci di fascia C e dare la possibilità di fare sconti se non viene contestualmente liberalizzata la rete distributiva. Gli sconti non verranno fatti e i cittadini non ne riceveranno alcun vantaggio". Il MNLF propone quindi una nuova "ricetta" per la liberalizzazione del settore, sottolineando che "ben altri potrebbero essere i risultati in termini di investimenti (600-700 milioni di euro), nuova occupazione (7.000 nuovi posti) nuove aziende (3.500) se si liberalizzassero i farmaci con obbligo di ricetta ma non dispensati dal Servizio Sanitario Nazionale", precisando che in questo caso sarebbero quindi "risparmiati dai cittadini" ben "120 milioni di euro l'anno". "In un momento in cui a tutti vengono chiesti sacrifici è davvero incredibile - conclude Devito – che una casta di privilegiati si rifiuti di fare il proprio dovere rinunciando alla propria posizione di monopolio. Se dovessero vincere ancora una volta le corporazioni sarà veramente difficile andarlo a spiegare ai tanti lavoratori che sono in cassa integrazione o alle tante famiglie che quest'anno dovranno 'stringere la cinghia'. Una risposta che dovranno fornire anche quei partiti che pur richiamandosi alla libertà, sono i più strenui difensori del corporativismo italiano a danno dell'interesse generale". A giorni, quindi, si potrà conoscere non solo il testo del decreto che regolamenterà le liberalizzazioni ma anche il grado di "libertà" dalle varie influenze del governo Monti, così votato alla trasparenza e all'equità. Anche se finora, potrebbe forse pensare qualcuno, solamente a parole.

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