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Pippo Civati: Italicum come legge Acerbo e legge truffa. Non la voto

Dopo che il governo Renzi annuncia che porrà il voto di fiducia sulla legge elettorale, Stefano Fassina, della minoranza del PD, annuncia che non voterà l'Italicum. Anche Pippo Civati chiarisce la sua posizione ricordano "i precedenti" come la legge Acerbo del 1924 volta da Mussolini e la legge truffa del 1953.

Dopo che il governo Renzi ha posto la questione di fiducia sulla legge elettorale, arriva immediatamente il commento di Stefano Fassina, che fa parte della minoranza PD che ha tentato di modificare l'Italicum alla Camera. Su Twitter, Stefano Fassina precisa infatti che "la fiducia su legge elettorale è inaccettabile. Mina alle fondamenta la democrazia. Tradisce i valori costitutivi del PD. - ed annuncia - Non si può votare". Chiarisce immediatamente la sua posizione anche Pippo Civati, che sul suo blog scrive che porre la questione di fiducia sulla legge elettorale "è "una scelta forzata, non giustificata da nessun elemento, né numerico, né politico, e molto discutibile sotto il profilo regolamentare". Civati prosegue ricordando: "A me dispiace ma come scrivevo giorni fa è come se l'Italicum fosse già entrato dentro di noi e dentro le istituzioni repubblicane: decide il governo, il Parlamento si adegua. E non è il secondo a controllare il primo, ma il contrario. - ed aggiunge - Alle perplessità anche di ordine costituzionale sul testo della legge si aggiungono così (almeno per me) i motivi di contrasto alle scelte di metodo che si sono volute assumere. Che maturano in queste ore ma che erano state predisposte da settimane, con una notevole premeditazione". Pippo Civati rammenta quindi "i precedenti" come "la legge Acerbo e la legge truffa che qualcuno, inopinatamente, ha ricordato anche dai banchi della maggioranza. - concludendo - Senza rendersi conto della gravità di quello che è accaduto oggi". La legge Acerbo fu una legge elettorale del Regno d'Italia, adottata nelle elezioni politiche italiane del 1924 e voluta da Benito Mussolini per assicurare al Partito Nazionale Fascista una solida maggioranza parlamentare, mentre la legge truffa, come fu ribattezzata dai suoi oppositori, fu una la legge elettorale del 1953 che introdusse un consistente premio di maggioranza.

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