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Legge stabilità 2017: aliquota partite IVA da 27,72% a 26,5%. Ma più prestazioni per malattia

Nella legge di stabilità 2017 il governo Renzi intende mettere mano alle aliquote sulle partite IVA che non hanno un proprio albo ed una propria cassa previdenziale. Stando alle prime indiscrezioni, l'aliquota scenderà dal 27,72% al 26-26,5%, ma "con un aumento delle prestazioni che dovrebbe riguardare soprattutto la malattia" assicura l'Acta, l'associazione dei freelance.

"Per ben quattro anni siamo riusciti a far sospendere l'applicazione della legge Fornero che prevedeva un aumento graduale dell'aliquota pensionistica (1 punto percentuale all'anno, fino al raggiungimento del 33%). Quest'anno c'è un'importante novità: non solo è confermata la non applicazione dell'aumento, ma si interverrà per rendere più equa e sostenibile la nostra contribuzione previdenziale" anticipa l'Acta.

L'associazione dei freelance spiega quindi che sulla base delle prime anticipazioni, con la nuova legge di stabilità ci saranno due importanti novità per i lavoratori a partita IVA che non hanno un proprio albo ed una propria cassa previdenziale:
- l'aliquota pensionistica, attualmente al 27%, sarà ridotta al 25%, meno 2 punti percentuali. C'è quindi un forte avvicinamento alla situazione degli altri lavoratori autonomi come artigiani e commercianti, che a regime verseranno il 24%, un punto in meno rispetto a noi, ma accompagnato dalla presenza, per loro, di un minimo contributivo che penalizza chi ha redditi bassi, inferiori ai 15.000 euro anno;
- la contribuzione per le altre spese assistenziali (malattia e maternità) aumenteranno dall'attuale 0,72% a una percentuale che potrà variare tra 1 e 1,5%, per poter garantire un miglioramento delle prestazioni. Il sottosegretario Nannicini ci ha garantito che ogni euro raccolto sarà effettivamente impiegato per un aumento delle nostre prestazioni.

"In definitiva la contribuzione complessiva passerà dal 27,72% al 26-26,5%, con un aumento delle prestazioni che dovrebbe riguardare soprattutto la malattia" conclude quindi l'Acta.

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