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Legge stabilità 2016: dietrofront governo su trivelle, ma abrogato "Piano delle aree"

I "tre, quattro comitatini" che Matteo Renzi non temeva hanno infine fatto fare ad un passo indietro al governo, che ha presentato tre emedamenti alla legge di stabilità 2016 che impediscono le trivellazioni in mare entro le 12 miglia. Ma c'è anche un apsetto negativo, perché viene prevista l'abrogazione della previsione del cosiddetto "Piano delle aree".

Alla fine il governo Renzi ha dovuto tener conto di quei "tre, quattro comitatini" contro le trivellazioni in Italia, che il premier aveva assicurato di non temere. I comitatini sono diventati però un movimento popolare tanto che ben 10 Regioni hanno depositato dei referendum abrogativi per gli articoli dello Sblocca Italia che autorizzano le nuove trivellazioni in mare. Il governo ha quindi presentato tre emendamenti alla legge di stabilità 2016 "per la modifica delle norme che riguardano gli idrocarburi, sia per quanto riguarda le 12 miglia che per quello che attiene all'art. 38 dello Sblocca Italia" come annuncia in una nota il Comitato NO Ombrina. "Ombrina mare" è infatti uno dei nuovi progetti per gli impianti di estrazione petrolifera entro le 12 miglia nel mar Adriatico. Il Comitato NO Ombrina spiega: "Praticamente l'emendamento prevede il ripristino del divieto delle 12 miglia facendo salvi solo i titoli abilitativi già rilasciati. Ombrina, dalle informazioni che abbiamo ad oggi, non ha la concessione di coltivazione non essendo stato pubblicato il Decreto sul bollettino dell'UNMIG. - aggiungendo - E', quindi, una vera e propria corsa contro il tempo. Nell'emendamento del Governo vengono abrogate anche alcune norme relative allo Sblocca Italia, tra cui la previsione di strategicità per le attività petrolifere".

Il Comitato NO Ombrina evidenzia però anche: "Ad una prima lettura un aspetto negativo contenuto nell'emendamento riguarda l'abrogazione della previsione del cosiddetto 'Piano delle aree', inserito ad ottobre 2014 nel passaggio in Parlamento per la conversione in legge dello Sblocca Italia. Prevedeva, finalmente, una pianificazione delle attività petrolifere, con uno strumento che avrebbe creato grossi problemi in futuro al MISE prevedendo finalmente l'esame degli impatti complessivi di tutti i progetti attraverso una Valutazione Ambientale Strategica. - concludendo - In ogni caso quella norma, il comma 1bis, era stata scritta male perché affidava allo stesso Ministero il potere di approvare il Piano senza l'accordo con le regioni e gli enti locali".

Anche le organizzazioni ambientaliste come Legambiente e WWF chiariscono che "gli emendamenti governativi che introducono i nuovi commi da 129-bis a 129 quater al testo della legge di stabilità 2016 all'esame della Commissione Bilancio della Camera dei deputati, non accolgono pienamente quanto chiesto dalle Regioni" perché in primo luogo "abrogando interamente il comma 1-bis dell'art. 38 del decreto Sblocca Italia prevedono la cancellazione del Piano delle aree dove svolgere le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi. Ciò non consente di fatto lo svolgimento della Valutazione Ambientale Strategica sul disegno complessivo di Governo e petrolieri ma rimanda all'esame caso per caso". In secondo luogo, proseguono gli ambientalisti, gli emedamenti "mantengono il periodo di 6 anni per le attività di ricerca derivanti dal titolo concessorio unico".

La presentazione degli emendamenti alla legge di stabilità 2016, comunque, viene accolta come un successo della mobilitazione che migliaia di cittadini ha portato avanti in questi mesi. "Il Governo fa un importante passo indietro e ammette di aver sacrificato sinora lo sviluppo sostenibile del Paese agli interessi dei petrolieri" sottolineano in una nota congiunta Legambiente e WWF, ricordando: "Questo dimostra quanto improvvisate e strumentali fossero le norme pro-petrolieri, che hanno messo a rischio l'ambiente marino e le economie del mare (turismo e pesca), pur di andare a sfruttare giacimenti che non risolvono i nostri problemi energetici (le riserve petrolifere individuate nei nostri fondali coprirebbero il fabbisogno nazionale solo per 7 settimane)". Gli ambientalisti si augurano quindi che "il Governo abbandoni la ricerca selvaggia e improduttiva agli idrocarburi e butti nel cestino la Strategia Energetica Nazionale (SEN), pro-fossili, prendendo finalmente la strada maestra di un Piano per il clima e l'energia che punti alla de carbonizzazione dell'economia" poiché "le scelte energetiche, per i loro importantissimi effetti che hanno sul clima, non possono essere gestite con norme spot contraddittorie, ma meritano di essere inserite in un disegno più organico".


Gli emendamenti sono stati presentati ieri alla Camera e devono ancora essere effettivamente approvati nei prossimi giorni "con le ultime correzioni necessarie" auspicano le associazioni in difesa dell'ambiente. Il Comitato NO Ombrina, invece, assicura che "la lotta continuerà anche per i progetti collegati agli idrocarburi fuori le 12 miglia e sulla terraferma visto che tutti gli scienziati considerano ormai indispensabile lasciare gli idrocarburi nel sottosuolo".

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