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Legge di stabilità 2014: Cgil, Cisl, Uil pronte a sciopero. Confindustria delusa

Giungono le prime critiche alla legge di stabilità 2014, con Giorgio Squinzi di Confindustria che sottolinea come la manovra "non incide realmente sul costo del lavoro" mentre Cgil, Cisl e Uil denunciano i tagli lineari come il blocco della contrattazione nel pubblico impiego, e avvertono: "pronti allo sciopero".

Prime critiche alla legge di stabilità 2014, sia da parte dei sindacati che di Confindustria. Per Giorgio Squinzi, infatti, la manovra "non incide realmente sul costo del lavoro" visto che Confindustria aveva indicato al governo Letta "come priorità assoluta il cuneo fiscale". Sul piede di guerra anche CGIL , CISL, UIL che criticano le misure sul pubblico impiego. Luigi Angeletti sottolinea: "Il governo aveva detto basta ai tagli lineari, annunciando: d'ora in poi solo operazioni chirurgiche sulla pubblica amministrazione per decidere dove investire e dove tagliare. Cosa c'è invece di più lineare di bloccare la contrattazione? Colpisce tutti i lavoratori dipendenti". Susanna Camusso incalza: "La cifre che si sono potute vedere a sostegno dei redditi di lavoratori e pensionati non sono sufficienti e si aggredisce il lavoro pubblico anche sulle politiche sociali". Le tre sigle sindacali, quindi, si dicono pronte ad uno sciopero generale. Susanna Camusso della Cgil ricorda: "Con la Cisl e la Uil abbiamo una piattaforma unitaria, nelle prossime ore vedremo come trasformare una mobilitazione in tutte le forme utili a sostenere la nostra piattaforma. - aggiungendo - Il nostro problema è che questa legge di stabilità bisogna cambiarla e quindi nelle prossime ore decideremo tutte le cose utili a questo fine". Anche la Fiom critica i provvedimenti adottati con la legge di stabilità 2014, fissando per lunedì prossimo un incontro con Fim e Uilm "per arrivare ad uno sciopero generale dei metalmeccanici, non solo per il lavoro e per una diversa politica industriale, ma anche per cambiare una legge di stabilità totalmente inadeguata". Per Maurizio Landini della Fiom, infatti, "sulla redistribuzione del reddito i conti non tornano, non c'è un intervento sulle rendite finanziari e niente che affronti la crisi dell'industria".

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