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Papa ricorda Giornata mondiale malati di lebbra. Attivo SMS solidale

Papa Benedetto XVI ricorda la sessantesima Giornata mondiale dei malati di lebbra. Nel 2011, l'OMS stima che siano state oltre 200mila le persone che hanno contratto la malattia. Fino al 30 gennaio 2013 è possibile supportare l'AIFO (Associazione italiana amici di Raoul Follereau) con l'invio di un SMS.

Dopo la recita dell'Angelus , Papa Benedetto XVI ha rammentato la "Giornata della Memoria" in ricordo dell'Olocausto delle vittime del nazismo, sottolineando che "la memoria di questa immane tragedia, che colpì così duramente soprattutto il popolo ebraico, deve rappresentare per tutti un monito costante affinché non si ripetano gli orrori del passato, si superi ogni forma di odio e di razzismo e si promuovano il rispetto e la dignità della persona umana". Ma domenica 27 gennaio si celebra anche la sessantesima Giornata mondiale dei malati di lebbra, come ricorda sempre dopo l'Angelus Papa Ratzinger, esprimendo la sua "vicinanza alle persone che soffrono per questo male" e incoraggia "i ricercatori, gli operatori sanitari e i volontari, in particolare quanti fanno parte di organizzazioni cattoliche e dell'Associazione Amici di Raoul Follereau" invocando "per tutti il sostegno spirituale di san Damiano de Veuster e di santa Marianna Cope, che hanno dato la vita per i malati di lebbra". Come evidenzia l'Agenzia Fides, "in molti paesi è ancora grave la discriminazione verso questi malati, per la presunta incurabilità del male e per le tremende mutilazioni che provoca", rammentando come "la Chiesa missionaria ha una lunga tradizione di assistenza verso i malati di lebbra, spesso abbandonati anche dai loro stessi familiari".

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che nel 2011 la lebbra ha contagiato ancora oltre 200mila persone, fra adulti e bambini, e ciò fa capire ancora di più l'importanza dell'opera della Chiesa che "gestisce nel mondo 547 lebbrosari, secondo i dati dell'ultimo Annuario Statistico della Chiesa". Nonostante questo, risulta ancora "insufficiente" la possibilità di accesso alle strutture diagnostiche, spiega l'arcivescovo Zygmunt Zimowski, presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, nel messaggio per la Giornata mondiale di lotta contro questa malattia. La Fides sottolinea inoltre come si stimi che "circa 10 milioni di persone subiscono le conseguenze fisiche e sociali della malattia che, anche se perfettamente curabile, ancora oggi vede le persone che ne sono state colpite, anche se guarite completamente, come diverse e socialmente emarginate". Anche in Italia, ogni anno, sono diagnosticati da 6 a 9 nuovi malati di lebbra, soprattutto tra gli emigrati o tra italiani che tornano in patria dopo molti anni all'estero. L'Italia ha 4 centri di riferimento nazionali per la lebbra a Genova, Gioia del Colle (Bari), Messina e Cagliari. Mons. Zimowski invita quindi i cristiani, anche alla luce dell'Anno della Fede, ad essere "ciascuno buon samaritano verso l'altro", invitando invece chi ha contratto la lebbra a "vivere la propria condizione in una prospettiva di fede 'trovandone il senso mediante l'unione con Gesù, che ha sofferto con infinito amore' ".

La Giornata mondiale dei malati di lebbra, riconosciuta dall'ONU, fu istituita dal medico francese Raoul Follereau, e continua a rappresentare per l'(http://www.aifo.it) AIFO (Associazione italiana amici di Raoul Follereau) "un impegno fondamentale per dar voce agli Ultimi" come si legge nel loro sito. Oltre all'opera di sensibilizzazione presso scuole, parrocchie ed altre istituzioni, come ogni anno l'AIFO organizza in occasione della Giornata mondiale dei malati di lebbra una distribuzione del Miele della Solidarietà, allestendo banchetti in centinaia di piazze italiane e coinvolgendo altre associazioni, istituzioni, cittadini. Per sostenere l'associazione, inoltre, è possibile fare una donazione dal 20 al 30 gennaio 2013 al numero 45504, di 2 euro inviando un SMS oppure di 2 o 5 euro chiamando da telefono fisso. Perché, come diceva Raoul Follereau, "affinché il malato di lebbra cessi di essere lebbroso, bisogna guarire quelli che stanno bene. Bisogna guarire quelle persone terribilmente fortunate che siamo noi da un'altra lebbra, singolarmente più contagiosa e più sordida e più miserabile: la paura. La paura e l'indifferenza che troppo spesso essa porta con sé".

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