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Latte materno da mucca OGM? Molto meglio il latte d'asina "naturale"

In Argentina una mucca clonata, Rosita ISA, promette, grazie a due geni umani, di produrre "latte materno", ovviamente al prezzo di unire "geni umani" alla nobilissima razza bovina. Ma la soluzione c'era già, e lo sapevano anche gli antichi (tra cui Cleopatra e Poppea): il latte d'asina.

La notizia di Rosita ISA, la prima mucca clonata che, grazie a due "geni umani" produrrà "latte materno" scuote l'opinione pubblica mondiale. La mucca argentina produrrà latte con lattoferrina "che fornisce ai neonati protezione anti-batterica e anti-virale" e lisozima "che è un altro agente antibatterico", come si legge in un comunicato del "National Institute of Agribusiness Technology" di Buenos Aires, proprietario e "creatore" della mucca OGM insieme all'Università nazionale di San Martin. Coldiretti commenta la notizia con un dato prezioso: il latte "materno" ottenuto da mucche clonate non piace agli italiani. L'organizzazione fondata da Paolo Bonomi fa sapere che in base ad un'indagine su dati Eurobarometro "l' annuncio è accolto con diffidenza dal 75 per cento degli italiani che vedono la clonazione degli animali con una preoccupazione maggiore rispetto alla media dei cittadini europei tra i quali gli oppositori sono comunque il 65 per cento". Non è la prima volta che Coldiretti prende posizione sugli organismi "biotech" e ricorda che "nonostante il rincorrersi di notizie miracolistiche sugli effetti benefici delle nuove modificazioni genetiche effettuate su animali e vegetali in laboratorio (dal supersalmone ad accrescimento rapido al riso ipervitaminico fino al latte materno da mucche transgeniche) rimane dunque elevato il livello di scetticismo". Forse perché gli italiani, Paese di "vecchi" conserva ancora una certa memoria di soluzioni "naturali" e comuni fino a qualche decennio fa. E' ad esempio il caso del latte d'asina (molto ricco ad esempio di lisozima, che gli scienziati argentini vorrebbero produrre con geni umani nella mucca Rosita) che, come segnala Coldiretti, incomincia ad essere "riscoperto" e con il quale "si ottengono ottimi risultati per i bambini con allergie gastrointestinali dovute a intolleranza al normale latte di mucca e, per quelli che non possono essere allattati al seno". Insomma il biotech non può competere con la Natura e una semplice riscoperta degli "antchi rimedi" (confermati dalla scienza moderna), spesso fanno anche "la salute" di quelle specie che fino a pochi anni fa erano date per "spacciate". E' il caso proprio dell'asino, che, come conferma l'organizzazione degli agricoltori "ha trovato una ragione d'essere nel combattere le nuove patologie dei tempi moderni con un aumento del 30 per cento negli ultimi 5 anni in Italia dove - conclude la Coldiretti - si contano complessivamente oltre 36mila quadrupedi dalle grandi orecchie, che dopo aver rischiato l'estinzione stanno vivendo un momento di grande riscossa".

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