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Ipertensione e sale: cura futura a base di diuretici e psicofarmaci

Il sale in eccesso è legato all'ipertensione oltre che ad altre patologie. Una ricerca chiarisce il meccanismo del sale riguardo l'aumento di pressione sanguigna, e promette inaspettati sviluppi per dei possibili trattamenti. Ad esempio con degli psicofarmaci che blocchino il Sistema nervoso simpatico.

Con il sale bisogna andarci molto piano. Gli italiani a causa dell'eccessivo consumo di sale, tra i più elevati in Europa, rischiano gravi conseguenze per la salute, non solo per i noti pericoli riguardo il sistema cardiocircolatorio, ma per le conseguenze anche su reni e ossa (leggi "Sale: sì ma 'cum grano salis'. Italiani a rischio infarto e ictus" http://is.gd/39lcRl). Ormai tutti sanno, anche se sapere non significa "applicare", che l' eccessivo consumo di sale è legato all'insorgere dell' ipertensione, ed è convinzione comune il fatto che mettere troppo sale nelle pietanze provochi quell'aumento della pressione sanguigna che potrebbe provocare effetti spiacevoli. Dagli Stati Uniti arriva una ricerca sull'argomento pubblicata sul Journal of Hypertension ("Volume-expanded' hypertension: the effect of fluid overload and the role of the sympathetic nervous system in salt-dependent hypertension" http://is.gd/3yBfzX) che contribuisce a far luce sul meccanismo in cui l'assunzione del sale provoca appunto l'aumento di pressione sanguigna. La ricerca di Irene Gavras e Haralambos Gavras, ambedue professori di medicina alla Boston University School of Medicine, giò pionieri dell'argomento (ecco un loro lavoro del 1989 "Salt-induced hypertension: the interactive role of vasopressin and of the sympathetic nervous system" http://is.gd/wgveRt) vorrebbe infatti sfatare quella convinzione che il sale faccia aumentare la pressione per il solo fatto che aumenti il "volume" del sangue, esercitando quindi una pressione "supplementare" sulle arterie. "Lo scopo di questo lavoro è quello di correggere un erroneo concetto che è prevalso per molti anni, anche se smontato da alcune evidenze scientifiche", afferma Irene Gavras. Quando infatti si parla di "volume-expanded hypertension" (traducibile in italiano come "ipertensione da sovraccarico di volume") si vuole indicare, spiegano i ricercatori, che il sale in eccesso porti alla ritenzione di liquidi "extra" all'interno del sistema circolatorio, causando un conseguente incremento del volume del sangue e una pressione "aggiunta" sulle pareti arteriose. I due ricercatori a questo punto hanno ragionato su altre occasioni di "espansione di volume" del sangue, ad esempio la secrezione di un ormone antidiuretico o l'innalzamento eccessivo di zucchero nel sangue, che però non causano, affermano sempre i ricercatori, aumento della pressione sanguigna dato che il "fluido extra" viene "distribuito" nella distensione delle vene e dei capillari. Il nostro organismo quindi si mostra estremamente "flessibile" per molte altre cause di aumento di volume sanguigno, ma non per il sale. Questo dubbio ha fatto riflettere i ricercatori che, attraverso una revisione di molti altri studi sul tema (un tipo di "meta-ricerca" estremamente in voga da quando esistono sconfinati database medici) hanno portato alla "scoperta" (ma sarebbe meglio dire all'"ipotesi") che un consumo eccessivo di sale porti a dei meccanismi ben più "raffinati" per provocare l'ipertensione. Il consumo eccessivo di sale infatti stimolerebbe il sistema nervoso simpatico che "ordinerebbe" un aumento di produzione di adrenalina. A questo punto anche chi ha una semplice infarinatura di "pronto soccorso" può immaginarsi il seguito. La tesi dei due ricercatori è infatti quella che la sovra-attivazione del sistema nervoso simpatico e il relativo rilascio di adrenalina provochi immediata costrizione delle arterie e quindi afflusso di sangue più difficoltoso e una diminuzione nel volume della circolazione. Il "meccanismo" sale-ipertensione, mettendo in crisi l'equilibrio omeostatico dell'organismo, avrebbe poi le note conseguenze sui reni, tipiche dell'ipertensione da "sale in eccesso". Irene Gavras quindi conclude con un nuovo possibile filone di ricerca: "Le implicazioni dei nostri risultati dimostrano che il trattamento ottimale per l'ipertensione, per i casi associati ad insufficienza renale, non dovrebbe includere solo i diuretici, ma anche l'uso di farmaci che bloccano il Sistema nervoso simpatico". Quindi, penserà qualcuno, forse ci aspetterà un futuro dove non ci sarà solamente la "solita" pasticca per l'ipertensione, ma anche il sempre più solito "psicofarmaco", ormai compagno fedele di tanti italiani. Doveroso a questo punto citare Carlo Fruttero, che ci ha lasciati ieri per scrivere sulle nuvole, ed il suo elenco dei "Vantaggi della vecchiaia": "Pillola ore 10. Quattro semipillole ore 13. Pillola e un quarto ore 17. Puntura ore 19. Quattro pillole ore 23. Due pillole ore 01. Nella guerra per tenerti in piedi (si fa per dire) vincono sempre loro" (leggi "Carlo Fruttero addio: l'elenco integrale non letto da Fazio e Saviano" http://is.gd/XYqu2I ).

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