le notizie che fanno testo, dal 2010

UE: la net neutrality non si decide per legge

Per la neutralità della rete non c'è legge che tenga. Per l'Unione Europea la "net neutrality" sarà un "effetto" della direttiva "pacchetto telecom" che entrerà in vigore in 27 Paesi Europei il 25 maggio. E chi vuole l'internet a "due velocità" sorride.

La "net neutrality" ovvero la "neutralità della rete" è un concetto davvero molto vasto e multidisciplinare che è molto difficile da spiegare in poche righe. Fortunatamente c'è un signore che si chiama Tim Berners-Lee, l'inventore del web, che sintetizza felicemente una parte del concetto: "Mi piacerebbe che il mio fornitore di connettività si comportasse come il mio fornitore d'acqua corrente, dovrebbe offrirmi accesso ad Internet senza domandarmi come lo userò". Per estensione significa che la rete dovrebbe portare acqua con lo stesso "flusso" e la stessa "qualità" a tutti e dappertutto senza "discriminazioni" a seconda dell'uso, contenuto, impresa, geografia, religione o scelta politica. Tanto che lo stesso Berners-Lee definisce l'accesso al web un "diritto umano". Non a caso nelle rivoluzioni che hanno incendiato il Mediterraneo in questi mesi, è stato proprio il web ad essere "strozzato" per primo. La "net neutrality" è messa in pericolo giornalmente sia da una parte dai giganti che "sono" internet che dagli utenti che "dovrebbero essere" l'altra parte di internet. I giganti puntano ad una "internet a 2 velocità" una "veloce" (e full optional) per il "pubblico pagante" (e gradito) che gioca a scacchi sulla piramide della Tyrrel Corporation, ed una "lenta" (ma con le "offerte") per le vittime dell'economia del "20:80" che si nutrono di "junk food" (anche culturale) e che sono destinati a vivere al piano terra di Blade Runner. I netizen (cioé i cittadini di internet) dal canto loro, sembra che si stiano trasformando sempre più in "users" e clienti, inginocchiati agli "aidoru" dei brand (che difendono come fossero azionisti inferociti) e scambiando spesso il chiacchiericcio compulsivo con la libertà di espressione digitale. Intanto chi dà fastidio viene oscurato, chi pubblica contenuti fuori dal "mainstream" viene "silenziato" nei "social", il "traffic shaping" è ormai la procedura operativa standard per fermare chi "scarica" o chi usa strumenti che consumano "troppa banda" e via di questo passo. La Commissione europea ha deciso però che per affermare la "net neutrality" non c'è bisogno di una legge, ma ci si deve affidare, sostanzialmente, al mercato e alla concorrenza. L'importante per la UE e per il suo commissario Neelie Kroes (Commissaria per la digitalizzazione dell'Europa) è che il consumatore sia informato, che i media siano all'erta (ignora il fatto che i media sono quasi tutti di proprietà dei gruppi industriali che "sono" internet) e che, almeno a parole, ci sia l'impegno di tutti per la trasparenza dei servizi. Neelie Kroes non manca di raccomandare la necessità di garantire "neutralità, trasparenza, qualità" ai servizi dei provider, la corrispondenza tra pubblicità e velocità "reali" della "banda", e fa sapere che la UE disapprova i "blocchi" di Skype da parte degli operatori di telefonia mobile. Ma di legge specifica sulla "net neutrality" non se ne parla. Per la Kroes basteranno le regole contenute nella direttiva europea che entrerà in vigore da fine maggio in Europa, il cosiddetto "pacchetto telecom", per garantire la neutralità e l'assenza di discriminazione.

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: