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Semestre europeo Italia 2014, Boccia: sia occasione per lanciare web tax

Il deputato del PD Francesco Boccia auspica che il semestre europeo a guida Italiana sia l'occasione per lanciare la web tax, che dovrebbe unificare "l'economia reale e quella digitale". Sulla stessa lunghezza d'onda anche il senatore di Forza Italia Vincenzo Gibiino che chiede all'Europa di "dettare regole certe" in materia.

"Economia reale e economia digitale non possono essere mondi distinti, dimensioni che hanno rapporti differenziati con lo Stato e i territori. Il semestre europeo (a guida Italia, ndr) sia per questo l’occasione per lanciare un Equity act che unifichi economia reale e quella digitale. E’ una questione di civiltà fiscale" auspica Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, chiudendo il 30 giugno i lavori del convegno su "Economia digitale e industria culturale" a Montecitorio. Boccia fu anche tra i promotori della cosiddetta web tax, abolita da Matteo Renzi a due giorni dall'entrata in vigore, "così chiamata dalle multinazionali del web nel tentativo di farla passare come una tassa" come sottolinea il deputato del PD, precisando: "Non è mai stata tale. Era semplicemente una norma che equiparava le multinazionali del web a qualsiasi altra impresa. L'IVA non è una nuova imposta. Lo è, forse, solo per chi non la paga. Ma per le migliaia di imprese italiane, francesi, tedesche che operano nei rispettivi paesi, l’Iva - o Vat, che dir si voglia -, è l’imposta indiretta con la quale si sostiene anche il funzionamento della stessa Europa. - aggiungendo - Se proprio le si vuole dare un nome, la si chiami piuttosto ‘freedom tax’, dal momento che la libertà di non pagare le imposte delle multinazionali, si scontra con la necessità delle imprese italiane di pagarle e di non subire concorrenza sleale". Francesco Boccia invita quindi il Parlamento a "completare l’iter iniziato con la legge di stabilità del 2014".

Sulla stessa lungezza d'onda anche Vincenzo Gibiino, senatore e coordinatore regionale di Forza Italia della Sicilia, che in una nota conferma: "L'economia del terzo millennio vive e vivrà in gran parte su internet, dove nell'ultimo ventennio si sono sviluppati mercati globali miliardari. Le aziende digitali devono pertanto contribuire, al pari delle altre, a pagare le tasse nei paesi in cui traggono profitto". Anche il forzista quindi chiede all'Europa di "dettare regole certe, per far sì che la competizione si basi su fondamenta di equità, si tratti di tutela di opere dell'ingegno, che non possono essere contrabbandate sul web, o di qualsiasi altro prodotto. - concludendo - Fare chiarezza oggi, creando pari condizioni tra le nostre imprese e i giganti telematici mondiali, facendo sì che tutti paghino le tasse, è obiettivo indispensabile per salvaguardare la concorrenza".

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