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Libia, Gheddafi spegne internet: net activist la riattaccano

In Libia internet è spento. Black out della rete voluto da Gheddafi non solo per disorientare e reprimere la rivolta contro il dittatore ma perché le immagini del massacro non finiscano nel flusso del web in tutto il mondo. Ma "When countries block (Internet), we evolve".

Internet è il primo "media" che viene "tagliato" in occasione di sommosse da parte del popolo, questa è la grande lezione che ci viene fornita dalle "giornate della collera" nel medioriente.
A molti ovviamente era chiaro che tutti i Paesi "dittatoriali" che avevano "aperto" ad internet l'avevano fatto solamente con l'assicurazione di averne il totale controllo (filtri, assenza di privacy, spionaggio automatico, psicopolizia da datamining, ecc) ma anche l'opportunità dell'interruzione immediata del servizio. Ma che l'oscuramento della rete fosse così "facile" da attuare, come se nelle ville faraoniche dei "cari leader" ci fosse un pulsantone rosso antipanico (STOP INTERNET, c'è scritto), rimane un mistero anche per molti esperti del settore.
E così come internet era "andata in black out" in Egitto, anche in Libia sta succedendo la stessa identica cosa: Muammar Gheddafi ha spento tutto ciò che può testimoniare al mondo la mattanza dei manifestanti da parte del suo esercito. Scene di terrore e di morte, insieme alla crudeltà inaudita di sparare su un corteo funebre e lanciare razzi Rpg sulla folla. Bilancio stimato della controffensiva del regime, 285 morti.
Tutti i mezzi tecnologici con cui i manifestanti possono organizzarsi "a distanza" sono off.
Via i blog, via Facebook, via Twitter, via la telefonia mobile: in Libia ora c'è solo la TV di Stato che inneggia incessantemente a Gheddafi. Anche Al Jazeera è stata "oscurata" e alla sua redazione è stato intimato di lasciare il Paese.
Ci sono società in tutto il mondo che monitorano il traffico mondiale della rete che hanno diffuso la notizia del blackout di internet in Libia. Dai dati raccolti da oltre 30 provider mondiali dalla Massachusetts Arbor Networks, ad esempio, il servizio internet nel paese libico è stato "disconnesso bruscamente" alle 7:15 pm EST di Venerdì (0.015 GMT di Sabato), per poi essere ricollegato, per poi "rispegnersi" definitivamente alle 4:55 pm EST di Sabato.
Internet quindi è il vero nemico delle dittature, quando ovviamente è usato come strumento per comunicare, mentre sta diventando in alcune zone del mondo un gigantesco strumento di propaganda (e di controllo di massa) in tempo di pace. E' molto interessante questo ruolo "duale" (ma fortunatamente biunivoco) che la rete comporta.
Intanto, come vi avevamo raccontato già per la rivoluzione egiziana ("Internet in Egitto è spento? Riscossa con modem e radioamatori" http://is.gd/FCLx7K) gli hacker e gli attivisti cercano di creare dei ponti con la Libia, prima che i governi facciano proclami di libertà di espressione quando la vittoria del popolo sarà certa. "When countries block (Internet), we evolve" dice il "decentralized cluster of net activists" di "We Rebuild" che ha messo a disposizione una pagina wiki a mo' di "coltellino svizzero" per chi sta manifestando in Libia e per chi vuole aiutare o comunicare con il popolo in rivolta (werebuild.eu/wiki/Libya/Main_Page).

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